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Trump impone dazi del 50% sul Canada: tensioni al massimo tra Washington e Ottawa

Iran-Usa, nessun passo avanti, Teheran smentisce la proroga, Trump: “Hormuz è nostro”

Il presidente Usa: “Non mi fido dell’Iran”. Nel Mar Rosso nuovi attacchi Houthi, mentre Ankara apre il patto militare con Arabia Saudita e Pakistan ad altri Paesi islamici
giovedì, 13 Agosto 2026
3 minuti di lettura

Nessun progresso nei negoziati tra Iran e Stati Uniti e nessuna proroga concordata della tregua. Teheran ha smentito ieri le indiscrezioni provenienti da Islamabad secondo cui le due parti avrebbero raggiunto un’intesa per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco legato al memorandum firmato a giugno. “Non si parla di proroga perché, dal punto di vista dell’Iran, non c’è alcun periodo che sia iniziato e quindi nulla da prorogare”, ha dichiarato a Reuters una fonte iraniana di alto livello.

Secondo Teheran, gli Stati Uniti avrebbero violato l’accordo provvisorio già 48 ore dopo la firma e se ne sarebbero poi ritirati. Il riferimento ai 60 giorni riguardava invece il periodo entro il quale Washington e Teheran avrebbero dovuto raggiungere un’intesa definitiva sul programma nucleare iraniano e sulla revoca delle sanzioni.

La stessa fonte ha precisato che attraverso i mediatori si discute ancora di un possibile ritorno degli Stati Uniti all’accordo provvisorio e della definizione di un calendario per gli impegni: “Non c’è stato assolutamente alcun progresso”. La smentita è arrivata poche ore dopo che fonti del governo pakistano, citate dall’agenzia Anadolu, avevano assicurato che entrambe le parti avevano accettato di prolungare la scadenza.

Trump: “Non mi fido”

A raffreddare ulteriormente le aspettative è stato Donald Trump. “Non mi fido dell’Iran. Sono l’ultima persona che si fida dell’Iran, hanno mentito costantemente”, ha detto il presidente americano, sostenendo che gli Stati Uniti abbiano ormai “il controllo totale” dello Stretto di Hormuz. “È nostro. Se faranno qualcosa verranno spazzati via”, ha aggiunto. Secondo il segretario all’Energia Chris Wright, nonostante le tensioni attraverso Hormuz transitano ancora quasi 9 milioni di barili di petrolio al giorno; considerando anche gli oleodotti regionali, i flussi complessivi arriverebbero a circa 15 milioni di barili.

Il passaggio resta però al centro dello scontro tra Washington e Teheran, mentre il Brent ha toccato nei giorni scorsi quota 90 dollari al barile. Sul piano militare, l’Iran continua a mostrare i muscoli. Il generale Alireza Sheikh ha assicurato che “qualsiasi azione di terra da parte del nemico sarà stroncata sul nascere” e ha sostenuto che Teheran conserverebbe oltre il 75% delle proprie capacità missilistiche e di droni. “Il nemico ora sa che abbiamo il potere di cambiare gli equilibri regionali”, ha dichiarato.

Escalation nel Mar Rosso

La tensione si estende intanto allo Yemen. Gli Houthi hanno annunciato ieri nuovi attacchi con missili balistici contro il porto di al-Makha, sul Mar Rosso, controllato dalle forze governative. Il giorno precedente un attacco contro la nave mercantile Tihamah aveva provocato almeno sei morti, tra cui tre cittadini pakistani. Islamabad ha condannato “fermamente” l’attacco contro una nave commerciale non militare. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha confermato la morte dei tre connazionali e ha spiegato che il Pakistan è in contatto con Arabia Saudita e governo yemenita per chiarire le circostanze dell’episodio.

L’Organizzazione marittima internazionale ha avvertito che i ripetuti attacchi alla navigazione “alimentano le tensioni e minacciano le catene di approvvigionamento globali”. Il passaggio di Bab el-Mandeb è diventato ancora più strategico con la crisi di Hormuz: Riad lo utilizza per compensare parte delle esportazioni petrolifere verso l’Asia, mentre l’alternativa resta la circumnavigazione dell’Africa, molto più lunga e costosa.

Ankara vuole allargare il patto sunnita

In questo quadro si rafforza anche il nuovo asse tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il patto di difesa reciproca firmato alla Mecca “non è limitato a questi soli tre Paesi” e potrebbe arrivare a raccogliere sotto lo stesso ombrello altri Stati della regione.

Il primo candidato è l’Egitto, secondo quanto indicato dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan. Ankara insiste sul carattere regionale e autonomo dell’intesa, mentre Pakistan e Turchia hanno cercato di rassicurare Teheran sul fatto che il patto non sia diretto contro l’Iran. Islamabad, nello stesso tempo, continua a presentarsi come mediatore tra Washington e Teheran, con il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi in visita nella capitale iraniana.

Libano e Cisgiordania

Resta alta anche la tensione sul fronte israeliano. Nel sud del Libano le forze israeliane hanno colpito diverse località, con esplosioni, bombardamenti di artiglieria e demolizioni di edifici; secondo l’agenzia libanese Nna è stato colpito anche un edificio scolastico a Zawtar al-Sharqiyah. A Beirut, intanto, il presidente Joseph Aoun ha ricevuto il generale statunitense Joseph Clearfield, responsabile del meccanismo di monitoraggio della tregua. In Cisgiordania, infine, l’esercito israeliano è intervenuto a Qusra e Jalud dopo che gruppi di coloni avevano occupato e circondato abitazioni palestinesi. Le operazioni di sgombero sono proseguite tra tensioni e scontri con i militari.

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