Mercoledì, due aviatori della NASA decolleranno dall’aeroporto di Keflavik, in Islanda, per una missione che sembra uscita da un romanzo di fantascienza: inseguire l’ombra della luna mentre attraversa l’Atlantico a oltre 3.200 km/h.
Il loro aereo da ricerca, un WB‑57, salirà a 15.000 metri di altitudine, puntando verso la Groenlandia prima di virare a sud lungo la traiettoria dell’eclissi. L’obiettivo è raggiungere il punto di massima eclissi proprio nel momento in cui l’ombra li raggiungerà.
A terra, la totalità durerà 2 minuti e 18 secondi. In volo, a 740 km/h, il pilota potrà estenderla a quasi 3 minuti, regalando ai ricercatori un tempo prezioso per osservare il Sole oscurato. Cary Klemm, operatore del Johnson Space Center, descrive così l’esperienza: “A 15.000 metri il sole è accecante. Non ci sono nuvole. Poi, all’improvviso, vieni investito da un’ombra inquietante. La temperatura cala, gli strumenti sembrano più bui, e la cabina si avvolge in una luce irreale”. Un fenomeno che, per chi lo vive dall’alto, è ancora più drammatico che a terra.
Nel cono di prua del WB‑57 sono nascoste quattro telecamere ad alta velocità, capaci di scattare decine di foto al secondo in diverse lunghezze d’onda. Cercheranno protuberanze solari, enormi nastri di plasma, e soprattutto i misteriosi nanoflare, minuscole ma potentissime esplosioni magnetiche che rilasciano l’energia di migliaia di bombe atomiche. Il dottor Amir Caspi, responsabile scientifico della missione, è entusiasta: “Le eclissi ci permettono di fare scienza impossibile in qualsiasi altro momento”.
I nanoflare potrebbero spiegare perché la corona solare raggiunge temperature di oltre 1.000.000 °C, mentre la superficie del Sole si ferma a circa 6.000 °C. Capire questi processi è fondamentale per prevedere le condizioni meteorologiche spaziali, che possono danneggiare satelliti, reti elettriche e mettere a rischio gli astronauti.





