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Immagine generata da AI

Droni contro i civili, la guerra tecnologica mette alla prova l’Europa del diritto

venerdì, 7 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Un drone che insegue un fruttivendolo tra le bancarelle di un mercato fino all’esplosione. È una delle immagini più inquietanti arrivate dall’Ucraina dall’inizio del conflitto. Il filmato, verificato da Reuters, mostra un uomo inseguito da un piccolo drone FPV nella città di Kherson. Kiev lo ha definito un possibile crimine di guerra, mentre la stessa agenzia precisa che l’attribuzione delle responsabilità penali spetta alle indagini internazionali e agli organi giudiziari competenti. Quelle immagini riportano al centro una domanda essenziale: fino a dove può spingersi la guerra tecnologica senza oltrepassare il limite invalicabile del diritto internazionale umanitario?

I “safari umani”

Nelle città ucraine vicine alla linea del fronte è ormai entrata nell’uso un’espressione drammatica: “safari umani”. È il termine con cui molti residenti descrivono gli attacchi condotti con droni FPV contro persone che camminano per strada, automobili private, autobus o piccoli commercianti. Un reportage di Reuters racconta come anche a Zaporižžja questa tattica venga percepita come una forma di caccia ai civili finalizzata a diffondere paura e paralizzare la vita quotidiana. Secondo le autorità ucraine, la pratica sarebbe stata già ampiamente utilizzata nella regione di Kherson e starebbe interessando altre aree prossime al fronte.

Il diritto non lascia dubbi

Le Convenzioni di Ginevra del 1949 e il Primo Protocollo aggiuntivo del 1977 pongono un principio fondamentale: distinguere sempre tra combattenti e civili. Gli attacchi possono essere diretti esclusivamente contro obiettivi militari. Colpire intenzionalmente persone che non partecipano alle ostilità costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e può integrare un crimine di guerra. Il punto non è l’arma impiegata. I droni non sono vietati in quanto tali. È illecito il loro impiego deliberato contro civili o beni civili. La precisione di questi sistemi rende ancora più evidente la responsabilità di chi li utilizza.

Le indagini internazionali

Le accuse trovano riscontro in autorevoli organismi indipendenti. Nel rapporto Hunted From Above, Human Rights Watch conclude che numerosi attacchi con piccoli droni armati nella regione di Kherson appaiono deliberatamente diretti contro civili e beni civili. Secondo l’organizzazione, tali episodi possono costituire crimini di guerra e, se inseriti in un attacco sistematico contro la popolazione civile, anche crimini contro l’umanità. Analoga la valutazione della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina delle Nazioni Unite, secondo cui gli attacchi con droni contro civili nella provincia di Kherson potrebbero configurare violazioni del diritto internazionale umanitario e, se sistematici, anche crimini contro l’umanità.

Una strategia del terrore

L’obiettivo di simili attacchi non è soltanto provocare vittime. È diffondere nella popolazione la convinzione di poter essere osservata e colpita in qualsiasi momento. Ogni strada, ogni automobile, ogni mercato diventa un luogo potenzialmente mortale. È una forma di pressione psicologica permanente che il diritto internazionale umanitario vieta, proibendo gli atti di violenza destinati principalmente a terrorizzare la popolazione civile.

La responsabilità dell’Europa

Questa vicenda non riguarda soltanto l’Ucraina. Riguarda l’Europa e la credibilità dell’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Non è un caso che l’articolo 21 del Trattato sull’Unione europea indichi tra i principi dell’azione esterna dell’Unione il rispetto del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei diritti umani. Di fronte a episodi che, se accertati, potrebbero configurare crimini di guerra, l’Europa è chiamata non solo a una ferma condanna politica, ma a sostenere gli organismi investigativi internazionali e ribadire che nessuna innovazione tecnologica può sospendere le regole fondamentali del diritto umanitario. Difendere il diritto internazionale significa difendere anche l’identità dell’Unione europea come comunità fondata sul diritto.

La guerra cambia, il diritto resta

Ogni episodio dovrà essere accertato nelle sedi competenti, nel rispetto delle garanzie proprie della giustizia internazionale. Ma un principio non cambia: i civili non sono un obiettivo militare. La tecnologia evolve, il diritto resta. Se le accuse documentate da Reuters, Human Rights Watch e dalle Nazioni Unite troveranno conferma giudiziaria, non saremo di fronte a una nuova tattica militare, ma alla violazione di uno dei principi fondamentali dell’ordinamento internazionale: la tutela della popolazione civile. Difenderla significa difendere anche l’Europa e i valori sui quali ha costruito la propria identità.

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