I procuratori federali di Washington D.C. hanno ritirato le accuse contro David Hearn, ex campione olimpico di canoa, accusato di aver vandalizzato la Reflecting Pool del Lincoln Memorial. Un documento depositato venerdì in tribunale afferma che il danno alla vasca “è il risultato di un’installazione difettosa da parte dell’impresa appaltatrice”, supervisionata dal Dipartimento degli Interni. La svolta arriva dopo settimane di tensione politica. Sabato, Donald Trump ha ammesso che “potrebbero esserci state difficoltà con l’impresa”, ma ha insistito nel dire che “i danni maggiori” sarebbero opera di vandali. Hearn, che rischiava fino a dieci anni di carcere, era stato arrestato a giugno in un clima di accuse e simboli patriottici.
Secondo il documento firmato dalla procuratrice Jeanine Pirro, la vernice blu applicata per il restyling del monumento si sarebbe staccata per difetti di posa e per la fretta di completare i lavori prima delle celebrazioni di America 250. Gli avvocati di Hearn parlano di “abuso di potere governativo” e chiedono scuse ufficiali: “Il caso non avrebbe mai dovuto essere portato avanti. L’approccio del governo è stato: pronti, fuoco, mira.” Il progetto di ristrutturazione, costato oltre 16 milioni di dollari, era stato affidato a una società scelta direttamente da Trump, senza gara pubblica.
Nonostante il restyling, la piscina ha continuato a mostrare cedimenti e alghe, mentre pezzi del sigillante blu si staccavano pochi giorni dopo l’applicazione. L’ammissione di venerdì segna una inversione di rotta clamorosa per l’amministrazione: da simbolo di vandalismo a errore tecnico. La Reflecting Pool, pensata per riflettere la capitale e i suoi ideali, riflette oggi un’altra immagine — quella di un potere che, nel tentativo di restaurare la bellezza, ha finito per incrinare la fiducia.





