Una presunta esplosione di gas ha provocato il crollo di parte di una galleria in costruzione presso un impianto idroelettrico nello stato himalayano del Sikkim, causando almeno 12 morti e lasciando 13 operai dispersi, secondo quanto riferito martedì dalle autorità. L’incidente è avvenuto nel villaggio di Samardung, vicino al confine con la Cina, dove le squadre di soccorso hanno rilevato livelli tossici di gas all’interno del tunnel. L’esplosione ha squarciato la galleria lunedì, mentre 21 operai stavano lavorando al progetto idroelettrico Teesta da 500 megawatt.
Solo due sono riusciti a mettersi in salvo. Sei funzionari della compagnia elettrica sono poi entrati nel tunnel per aiutare nei soccorsi, ma sono rimasti intrappolati a loro volta. Il primo ministro del Sikkim, Prem Singh Tamang, ha dichiarato che la causa più probabile è un accumulo di metano. I sopravvissuti hanno raccontato di aver sentito una forte detonazione prima che i detriti precipitassero nella galleria. Martedì, le autorità hanno recuperato 12 corpi, mentre la National Disaster Response Force (NDRF) continua a cercare i dispersi. Le condizioni sono così pericolose che i soccorritori, pur dotati di autorespiratori, possono restare nel tunnel solo 15 minuti alla volta. Gli incidenti nei cantieri indiani non sono rari: la rapida espansione delle infrastrutture si scontra con fragilità geologica, standard di sicurezza insufficienti e condizioni meteorologiche estreme.
Nella regione himalayana, l’attività sismica e la natura giovane e fratturata delle rocce rendono i progetti di tunnel particolarmente rischiosi. A febbraio, un’esplosione in una miniera di carbone nel vicino Meghalaya ha ucciso 18 operai. Nel 2023, il crollo di una galleria in Uttarakhand ha intrappolato 41 lavoratori per 17 giorni. Secondo il geologo Devesh Walia, il bacino del fiume Teesta si trova in una zona sismicamente attiva con formazioni rocciose giovani e cavità sotterranee che possono intrappolare gas antichi.





