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Meloni con le forze dell’ordine: “Verità su Fakir, ma chi porta la divisa non sia un bersaglio”

Meloni con le forze dell’ordine: “Verità su Fakir, ma chi porta la divisa non sia un bersaglio”

Dopo i disordini di Bologna il Premier invoca accertamenti sul decesso. Il Centrodestra mette sotto accusa il Sindaco Lepore. I due agenti del fermo si dichiarano sconvolti
mercoledì, 22 Luglio 2026
3 minuti di lettura

La morte di Abderrahim Fakir e la notte di violenze che ha attraversato Bologna si spostano, come c’era da attendersi, dal terreno giudiziario a quello politico. Ieri è stata Giorgia Meloni a scendere direttamente in campo per difendere le forze dell’ordine, ma allo stesso tempo ha chiesto accertamenti rigorosi sul decesso del quarantatreenne marocchino e ha respinto ogni tentativo di trasformare la richiesta di verità in un processo collettivo alla polizia.

Nel Centrodestra, intanto, cresce l’offensiva contro il Sindaco Matteo Lepore, accusato di avere convocato una piazza senza valutarne i rischi. Il bilancio diffuso dalla Questura parla di 64 agenti feriti e sei mezzi di servizio danneggiati. Numeri che hanno alimentato la reazione della maggioranza dopo una manifestazione nata per chiedere chiarezza sulla morte di Fakir e poi sfociata in scontri, incendi e attacchi contro il personale in divisa.

“Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile”, ha scritto il Presidente del Consiglio su X che ha chiesto che ogni eventuale responsabilità venga accertata “con il massimo rigore”, senza pregiudizi né sconti, ma ha tracciato un confine netto: “Nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.

No a linciaggi mediatici

Il Premier ha accusato i gruppi responsabili dei disordini di avere utilizzato la vicenda come occasione per cercare lo scontro: “Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”, ha aggiunto. Matteo Salvini ha parlato di un clima ostile verso chi indossa un’uniforme e ha invitato partiti e istituzioni a non trascinare polizia, forze armate e personale del soccorso nella contesa politica.

Secondo il Vicepremier spetta alla magistratura ricostruire quanto accaduto al Pilastro, mentre le piazze non possono sostituirsi ai tribunali né alimentare “linciaggi mediatic”.
Anche il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso solidarietà agli agenti e chiesto chiarezza sul decesso. La linea istituzionale tiene insieme insomma i due piani: accertare le cause della morte di Fakir e condannare gli assalti compiuti durante il corteo.

Nessuno stato di polizia

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha respinto l’idea che il caso possa dimostrare l’esistenza di uno Stato di polizia: “In Italia nessuno è al di sopra della legge. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa”. Sul tema delle responsabilità è intervenuto anche il Guardasigilli Carlo Nordio: “Non esiste alcuno scudo penale.

Se una persona, sia essa un appartenente alle forze dell’ordine o un medico, commette un reato, l’immunità non c’è”, ha precisato. Secondo il Ministro, si potrebbe parlare al massimo di uno «scudo processuale», espressione che ha comunque definito impropria.

Lepore nel mirino

Il bersaglio politico della giornata resta però Lepore. Fratelli d’Italia gli ha imputato la scelta di avere sostenuto una mobilitazione che, secondo la Destra, avrebbe proiettato un sospetto preventivo sulle forze dell’ordine. La Deputata Gaetana Russo ha chiesto le dimissioni del Sindaco, mentre il Capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha definito “irresponsabile”l’appello a verità e giustizia lanciato prima della manifestazione.Le accuse più dure arrivano dai sindacati di polizia.

Secondo Stefano Paoloni, Segretario generale del Sap, il primo cittadino deve assumersi la responsabilità politica degli scontri. Valter Mazzetti, alla guida della Fsp, ha sostenuto che la piazza abbia offerto ai gruppi violenti l’occasione per colpire gli agenti. La sua sigla ha segnalato feriti tra i reparti mobili arrivati da Padova, Firenze e Bologna, oltre al personale della Questura.

Forza Italia intanto a invitato a evitare sentenze preventive. Stefania Craxi ha riconosciuto il diritto della famiglia e dell’opinione pubblica a conoscere la verità, ma ha considerato gli attacchi della notte bolognese una manifestazione di “violenza allo stato puro”. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha parlatoinvece della necessità di sottrarre la sicurezza alle appartenenze politiche: il dissenso resta legittimo finché non si traduce in aggressioni e devastazioni.

Lepore ha affidato ai social la propria risposta, attraverso una lettera aperta rivolta alla città: “Bologna ha visto due piazze, solo una la rappresenta”, ha scritto il sindaco, nel tentativo di distinguere la mobilitazione cittadina dalle azioni dei gruppi responsabili degli scontri.

Il dolore

Sul versante opposto Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiestoverifiche sulle tecniche utilizzate durante l’immobilizzazione di Fakir e sul ruolo del personale sanitario presente. La Consigliera regionale Serena Pellegrino ha definito la morte una pagina che impone risposte rapide e una riflessione sull’uso della forza.

La Procura ha iscritto nel registro degli indagati i due poliziotti e alcuni operatori del 118, un passaggio necessario per ricostruire la sequenza dei fatti. E proprio i due agenti del commissariato Bolognina Pontevecchio hanno affidato la propria posizione all’Avvocato Gabriele Bordoni. “Sono due ragazzi molto giovani e sensibili e la morte di una persona è qualcosa che ti lascia sconvolto”, ha riferito il legale. Entrambi, ha spiegato, vivono con dolore la tragedia alla quale hanno assistito. Alla vicenda politica si è affiancata la richiesta di verità della famiglia.

Yossra Fakir, nipote di Abderrahim, è intervenuta con la voce rotta dal dolore durante una conferenza stampa promossa al Senato da Ilaria Cucchi, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra. La giovane ha preso le distanze dalle violenze avvenute nel corso della manifestazione, ma ha chiesto risposte sulle circostanze della morte dello zio: “È una questione di giustizia e di rispetto, per la sua memoria e la sua dignità. Continueremo a farci sentire”.

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