Il confronto con il capo dello Stato sulla possibile grazia a Mario Roggero si è svolto su un piano “sereno e squisitamente tecnico”. Lo dice il Ministro della Giustizia Carlo Nordio in un’intervista al ‘Corriere della sera’, nella quale rivendica la scelta di aprire l’istruttoria sul caso del gioielliere e respinge le letture che hanno attribuito al colloquio con il Quirinale il carattere di uno scontro istituzionale.
“Con il Presidente, le cui osservazioni vengono sempre accolte con deferente attenzione, il dialogo è stato sereno e squisitamente tecnico”, precisa il Guardasigilli. Nordio riconosce che la concessione della grazia rientra tra le prerogative esclusive del capo dello Stato, ma distingue tale competenza dal potere di impulso necessario per avviare la procedura.
Il nodo affrontato dal ministero riguardava infatti la possibilità che il Guardasigilli iniziasse d’ufficio l’iter. “Il diritto è sempre materia opinabile, tanto che le supreme magistrature cambiano spesso orientamento e talvolta entrano in contrasto tra loro”, osserva Nordio. Un’eventuale divergenza, aggiunge, non avrebbe configurato «nessun reato di lesa maestà», neppure nel caso di un conflitto di attribuzioni.
Precedente confronto
Il Ministro richiama anche un precedente confronto tra il Quirinale e via Arenula, risolto dalla Corte costituzionale: “La Corte è lì proprio per risolverli”, sottolinea, prima di criticare l’attenzione riservata dalla stampa alla vicenda: “Mi dispiace solo che, come nel caso Minetti, una certa stampa abbia enfatizzato quel colloquio in modo eccessivo”.
Nordio conferma inoltre la ricostruzione fornita dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “È andata esattamente come ha detto il Premier”. Sul merito della questione il Ministro riferisce di avere condiviso subito la valutazione sulla severità delle conseguenze giudiziarie: “Pena e risarcimento ci sembravano esagerati”.
Prima di procedere, il ministero della Giustizia e Palazzo Chigi hanno però esaminato la base giuridica dell’iniziativa. Il codice, secondo il Guardasigilli, non offre una risposta univoca e la giurisprudenza non registra precedenti specifici: “La dottrina più autorevole, direi l’unica sul punto, sostiene che il Ministro può prendere l’iniziativa. E così abbiamo fatto”.
Finalità umanitaria
L’apertura dell’istruttoria, sostiene Nordio, ha risposto a una finalità umanitaria e non a una volontà di interferire con le competenze presidenziali: “È stato un gesto umanitario”, afferma, prima di ribadire il rapporto con il Primo Ministro: «Con Meloni la sintonia, anche in materia di giustizia, è assoluta”.
Il Ministro affronta infine il tema della proporzionalità della pena. A suo giudizio, il diritto penale deve distinguere tra condotte che producono lo stesso esito ma nascono da circostanze diverse: “Vi sono omicidi e omicidi. Lo stesso codice ne prevede una varietà notevole, condita di circostanze aggravanti e attenuanti”.
Nordio contrappone la premeditazione a una reazione maturata sotto l’effetto di un’aggressione: “Uccidere con premeditazione non è come uccidere in un momento di alterazione psichica determinata da una aggressione altrui”. Nel caso di una rapina subita davanti ai familiari, aggiunge, la capacità di valutazione può risentire della paura e della tensione: “Chi viene rapinato davanti alla famiglia non ragiona con atarassica serenità”.
Atto di clemenza
Da questa differenza nasce, secondo il Guardasigilli, la funzione dell’atto di clemenza. La grazia può intervenire quando l’applicazione della norma non riesce a riflettere pienamente le circostanze del caso concreto: “Il provvedimento di clemenza è stato istituito anche per correggere alcune distonie tra il rigore della legge formale e la complessità della natura umana”.





