0
Caldo estremo, allarme Confesercenti: danni all’economia fino a 12 miliardi l’anno

Caldo estremo, allarme Confesercenti: danni all’economia fino a 12 miliardi l’anno

domenica, 19 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Il caldo estremo non rappresenta più soltanto un’emergenza sanitaria e sociale, ma si sta trasformando in un problema strutturale per l’economia italiana. Secondo le stime elaborate dall’Ufficio economico di Confesercenti, trenta-sessanta giorni all’anno caratterizzati da temperature particolarmente elevate potrebbero generare un costo compreso tra 6 e 12 miliardi di euro, equivalente allo 0,2-0,4% del prodotto interno lordo.

A pesare sui conti sono soprattutto gli interventi che famiglie e imprese devono sostenere per adattare abitazioni, negozi e luoghi di lavoro alle nuove condizioni climatiche. Gli investimenti in impianti di climatizzazione più efficienti, pannelli fotovoltaici, schermature solari e riqualificazione energetica degli edifici vengono valutati tra 2 e 4 miliardi di euro.
A questa cifra si aggiungono dai 2 ai 3 miliardi di maggiori spese energetiche, dovute alla necessità di raffrescare gli ambienti per periodi sempre più lunghi. La perdita di produttività nelle giornate più calde potrebbe invece costare tra 1,5 e 3 miliardi, mentre il calo del fatturato nei comparti maggiormente esposti viene stimato tra 1 e 2 miliardi.

Una nuova spesa

La climatizzazione estiva sta assumendo un peso crescente nei bilanci familiari. La spesa media viene indicata in circa 150 euro, ma nei prossimi anni potrebbe raggiungere i 400 euro. Al consumo di energia vanno sommati l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggiore utilizzo di acqua e le spese sanitarie collegate allo stress termico. Il rischio, sottolinea Confesercenti, è che il caldo diventi una nuova forma di pressione economica, particolarmente gravosa per le persone anziane e per i nuclei con redditi medio-bassi.

Uno scenario simile riguarda le attività commerciali. Un bar o un negozio che spende attualmente circa 3 mila euro all’anno per il raffrescamento potrebbe arrivare in breve tempo a sostenerne tra 5 mila e 6 mila. Per le microimprese, inoltre, gli interventi necessari per migliorare l’efficienza energetica degli immobili possono trasformarsi in un ostacolo finanziario difficile da superare.

Produttività in calo oltre i 35 gradi

Gli effetti si fanno sentire anche sul lavoro. Quando le temperature restano stabilmente sopra i 35 gradi, diminuisce la capacità di sostenere uno sforzo fisico e aumentano errori e assenze per malattia. I settori più vulnerabili sono l’edilizia, l’agricoltura, la logistica, le manutenzioni e il commercio ambulante. Esposti anche i piccoli esercizi, i mercati e le attività turistiche e di ristorazione svolte prevalentemente all’aperto. Il moltiplicarsi delle giornate caratterizzate da un elevato stress termico rischia così di tradursi nella perdita di migliaia di ore lavorate ogni anno.

Le temperature elevate stanno modificando anche le abitudini dei consumatori. Nelle ore centrali della giornata le strade tendono a svuotarsi, favorendo i grandi spazi climatizzati e le piattaforme di vendita online. A subire le conseguenze maggiori sono i mercati, i negozi di prossimità e le attività dei centri storici, già sottoposti alla concorrenza dell’e-commerce e alla progressiva delocalizzazione degli acquisti.

Servono interventi strutturali

Nel settore della moda si registra inoltre una minore domanda di capi invernali pesanti, penalizzati da stagioni fredde più brevi. Nella ristorazione, invece, l’afa riduce l’attrattività dei dehors e spinge la clientela a scegliere i locali climatizzati. Cambiano anche i flussi turistici, che tendono a spostarsi verso giugno e settembre, riducendo il peso dei mesi tradizionalmente centrali dell’estate. La domanda si orienta maggiormente verso le località montane, mentre le città d’arte vengono penalizzate durante le settimane più torride.
Per il Presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, il caldo estremo è ormai diventato una vera e propria “tassa climatica”, capace di condizionare investimenti, produttività, spesa e comportamenti dei consumatori. La risposta, secondo Gronchi, non può essere lasciata soltanto alle singole famiglie o alle imprese. Confesercenti chiede un cambio di impostazione, fondato sulla riqualificazione termica degli edifici, sull’adeguamento delle strutture commerciali e su una rigenerazione urbana in grado di rendere le città più resilienti. Senza investimenti tempestivi, avverte l’associazione, il cambiamento climatico rischia di indebolire ulteriormente la competitività del sistema economico nazionale.

Redazione

Redazione

“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Uguali per Costituzione”. Ma con tante difficoltà

Non spera e nemmeno auspica, Ernesto Maria Ruffini ha fede. Da servitore…

“Tassi, serve prudenza”: l’avviso della Banca d’Italia

“La politica monetaria deve essere bilanciata”. Sono state parole chiare…