Non dimenticare chi soffre e perde la vita a causa delle guerre. Leone XIV ha affidato ieri questo appello alle parole pronunciate dopo la recita dell’Angelus, dal piccolo palco allestito davanti al portale del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Il Pontefice ha richiamato l’attenzione sui numerosi Paesi segnati dai conflitti e dalla violenza: “Continuiamo a seguire con apprensione ciò che accade”, ha detto davanti ai fedeli raccolti in piazza della Libertà. Alla preoccupazione per le popolazioni coinvolte, il Papa ha associato un invito preciso: sostenere ogni iniziativa in favore della pace e accompagnarla con una preghiera costante. Il pensiero ha raggiunto le vittime, le famiglie e quanti vivono sotto la minaccia delle armi.
Prevost, che trascorre alcuni giorni di riposo a Castel Gandolfo, ha poi espresso gratitudine agli abitanti della cittadina e accolto i pellegrini arrivati da varie parti del mondo.
I presenti
Tra i gruppi presenti ecco la Comunità Cenacolo di Madre Elvira, riunita a Saluzzo per la Festa della Vita, e il Movimento Famiglie Nuove dei Focolari, impegnato nella Scuola internazionale. Il saluto ha incluso anche gli studenti messicani dell’Apra SummerSchool e i partecipanti alla Catholic Worldview Fellowship. Il Santo Padre ha rivolto poi un pensiero ai giovani adulti di Regnum Christi, presenti al Corso internazionale per formatori, e ai fedeli del ‘Pellegrinaggio del Leone’, accompagnati da Monsignor Anthony Percy, Vescovo ausiliare di Sydney.
Nell’elenco sono entrati inoltre le famiglie e i bambini dell’opera delle Suore di Carità dell’Assunzione di Roma, i giovani della parrocchia di San Salvatore in Gerusalemme, il gruppo Giovanissimi della parrocchia di Sant’Agostino di Bovolenta e i pellegrini dell’Accademia liturgica di Rzeszów.
Il Regno di Dio cresce senza rumore
Prima dell’appello il Vescovo di Roma ha dedicato la meditazione domenicale alle tre immagini evangeliche del grano e della zizzania, del granello di senape e del lievito nella farina. Le parabole, ha spiegato, descrivono l’ingresso del Regno di Dio nella storia, la sua presenza nella vita degli uomini e la capacità di cambiare il mondo dall’interno.
Gesù, secondo il Santo Padre, mette in guardia dall’idea di un Dio potente che occupa lo spazio, domina e si impone con la forza. La logica divina sceglie invece la piccolezza e manifesta un amore discreto, che lascia ogni persona libera di accoglierlo oppure di rifiutarlo.
Le oscurità
Dio apre una strada anche in mezzo alla zizzania, opera in modo nascosto come il seme più piccolo e agisce nella realtà con la stessa discrezione del lievito dentro la pasta. Il Papa ha quindi invitato i cristiani a non attendere soltanto interventi clamorosi capaci di eliminare subito il male. Tale aspettativa, ha osservato, rischia di trasferire nella vita della Chiesa un’immagine fondata sul potere e sulla superiorità.
Il Regno, al contrario, si sviluppa anche tra le oscurità. Per riconoscerlo occorre uno sguardo capace di cogliere il bene che nasce, senza giudizi immediati. La fede richiede pazienza, attenzione ai processi e disponibilità a scoprire la presenza di Dio nella vita ordinaria. Questa prospettiva, ha aggiunto Leone XIV, libera dallo scoraggiamento nei momenti in cui Dio sembra assente. Il suo amore, infatti, resta sempre all’opera e accompagna l’esistenza umana.
Una Chiesa che non si impone
Lo stile di Dio deve orientare anche il rapporto dei singoli e della comunità ecclesiale con la realtà. Il Pontefice ha escluso contrapposizioni affrettate, giudizi arroganti e tentativi di affermazione attraverso il potere. Il riferimento è andato a una riflessione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger sulla “logica del seme”. Tale logica non coincide con il successo o con la grandezza, ma domanda ai cristiani di farsi piccoli e di porsi al servizio delle persone.
Solo così, ha rimarcato il Papa, ciascuno potrà diventare un seme di Vangelo e un lievito d’amore capace di incidere sulla società.





