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Iran, nuova escalation: gli Usa colpiscono ancora. L’Europa teme l’allargamento del conflitto. Trump: “Triste la morte dei nostri soldati”. Resta il giallo Khamenei

Iran, gli Usa colpiscono ancora. L’Europa teme l’allargamento del conflitto

lunedì, 20 Luglio 2026
2 minuti di lettura

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran non riguarda più soltanto Washington e Teheran. Dopo la morte di due militari americani in Giordania e l’ottava notte consecutiva di raid statunitensi contro obiettivi iraniani, il conflitto assume una dimensione internazionale che coinvolge direttamente anche l’Europa, preoccupata per la sicurezza delle rotte energetiche, la stabilità del Mediterraneo e il rischio di un allargamento dello scontro. Le cancellerie europee osservano con crescente attenzione l’evoluzione della crisi. Un conflitto prolungato nel Golfo avrebbe conseguenze non solo militari ma anche economiche: dall’approvvigionamento energetico ai traffici commerciali, fino alla pressione sui sistemi di sicurezza dei Paesi alleati degli Stati Uniti.

Washington risponde dopo la morte dei militari americani

Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha spiegato che l’ultima operazione aveva l’obiettivo di colpire e “punire” le unità dei Guardiani della Rivoluzione ritenute responsabili dell’attacco contro le forze americane in Giordania. Gli attacchi hanno interessato infrastrutture di sorveglianza costiera, sistemi di difesa aerea, capacità navali, depositi di missili e droni e reparti dei Pasdaran. Secondo quanto riferito dalle autorità statunitensi, l’azione militare punta a ridurre la capacità dell’Iran di condurre nuovi attacchi contro le forze americane e gli alleati nella regione. L’offensiva arriva dopo il raid contro la base aerea Muwaffaq al Salti, in Giordania, nel quale sono morti due militari americani mentre un terzo risulta ancora disperso.

Trump e Hegseth: la linea della fermezza

Il presidente Donald Trump ha definito la morte dei soldati “una cosa molto triste”, ribadendo però che gli Stati Uniti continueranno ad agire per difendere i propri interessi e impedire che l’Iran possa dotarsi di un’arma nucleare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha assicurato che il sacrificio dei militari “non fa che rafforzare la determinazione” americana. Un messaggio che conferma la scelta della Casa Bianca di mantenere alta la pressione su Teheran.

Teheran minaccia nuove conseguenze, il fronte regionale si allarga

L’Iran ha annunciato una risposta militare contro obiettivi statunitensi nell’area del Golfo, citando attacchi con droni contro basi americane in Kuwait e sistemi di sorveglianza. La tensione si è estesa anche al fronte israelo-giordano. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, l’esercito israeliano ha attivato sistemi di intercettazione nell’area di Eilat mentre forze statunitensi hanno abbattuto missili iraniani diretti verso la vicina Aqaba, in Giordania. In Kuwait un attacco ha inoltre colpito un impianto per la produzione di energia elettrica e la desalinizzazione dell’acqua, provocando un incendio e rendendo necessarie misure di emergenza.

Il mistero sulla Guida Suprema Mojtaba Khamenei

Resta aperto il nodo politico della leadership iraniana. Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali dopo la sua morte negli attacchi dello scorso febbraio, continua a diffondere messaggi scritti ma non è più apparso pubblicamente dall’inizio dell’offensiva. Alcune fonti della sicurezza israeliana, rilanciate da media sauditi, sostengono che la Guida Suprema potrebbe non trovarsi attualmente in Iran. L’ipotesi non ha però ricevuto conferme indipendenti e viene valutata con cautela dagli osservatori internazionali.

L’Europa davanti alla sfida della sicurezza

Per l’Europa la crisi iraniana riapre anche il dossier della propria autonomia strategica: sicurezza delle rotte commerciali, approvvigionamenti energetici e stabilità del vicinato meridionale tornano al centro dell’agenda politica. Una guerra nata nel Golfo rischia infatti di produrre conseguenze dirette anche sulle società europee.Bruxelles e i governi nazionali sono chiamati a mantenere un equilibrio difficile: sostenere la sicurezza degli alleati occidentali senza favorire un’escalation incontrollabile. Il Mediterraneo torna così al centro della strategia europea, per la sua vicinanza geografica, i legami energetici e il ruolo decisivo negli equilibri internazionali. Mentre Stati Uniti e Iran proseguono il confronto militare, la priorità della comunità internazionale resta evitare che una spirale di rappresaglie trasformi una crisi regionale in un conflitto dalle conseguenze globali. La partita decisiva resta ora quella della diplomazia: impedire che la logica della rappresaglia prenda il sopravvento sulle possibilità di un negoziato.

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