“Il Sistema Italia tiene, tra lo stupore di molti”. È il giudizio espresso dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista al quotidiano Libero, nella quale traccia un bilancio dell’azione di governo e delinea le principali sfide future per il Paese.
Sul piano economico il Ministro rivendica i risultati raggiunti dall’Italia nel commercio internazionale e nel mercato del lavoro: “Siamo diventati il quarto Paese esportatore al mondo”, afferma Urso, sottolineando inoltre che dall’inizio della legislatura si sarebbero registrati “1,2 milioni di occupati in più”, mentre il tasso di disoccupazione sarebbe sceso al minimo storico del 5%.
Secondo il Ministro uno degli elementi decisivi è rappresentato dalla stabilità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Una condizione che, in un contesto europeo caratterizzato dall’incertezza politica, costituirebbe un vero e proprio “vantaggio competitivo” per l’Italia.
Tra le priorità indicate da Urso figura la sicurezza energetica. Il Ministro annuncia la necessità di accelerare sul ritorno al nucleare civile, puntando in particolare sui piccoli reattori modulari, noti come SMR.
L’attacco alle politiche di Bruxelles
“Dobbiamo accelerare sul nucleare civile, cioè sui piccoli reattori modulari, sicuri e puliti, che potrebbero essere in attività entro il 2035”, dichiara. L’obiettivo del Governo, secondo quanto illustrato dal titolare del Mimit, è ridurre progressivamente la dipendenza energetica dall’estero attraverso un mix composto da fonti rinnovabili e nucleare.
Urso evidenzia che la produzione da rinnovabili sarebbe cresciuta del 40% negli ultimi anni, ma ritiene necessario affiancarla con una fonte programmabile capace di garantire continuità e sicurezza al sistema produttivo.
Particolarmente critico il giudizio del ministro sulle politiche industriali e ambientali adottate dall’Unione Europea. Urso definisce Bruxelles l’“epicentro del sisma” che sta colpendo il settore automobilistico europeo.
“Hanno perseverato nell’errore di imporre regole che hanno spianato la strada al predominio della Cina”, sostiene il Ministro, attribuendo alle scelte comunitarie una parte rilevante delle difficoltà attraversate dall’automotive continentale.
Nel mirino anche il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Ets, che secondo Urso dovrebbe essere riformato seguendo criteri più pragmatici. Il rischio, avverte, è che l’obiettivo di costruire una “net zero industry” finisca per trasformarsi in una “zero industry”, provocando una perdita di capacità produttiva e competitività a vantaggio dei concorrenti internazionali





