La dispersione scolastica continua a diminuire e raggiunge un risultato migliore degli obiettivi fissati dal PNRR. Ma il vero nodo della scuola italiana resta un altro: le difficoltà degli studenti nella matematica e, soprattutto, nella capacità di ragionare e utilizzare gli strumenti logico-matematici. È questa una delle indicazioni più significative che emergono dal Rapporto Invalsi 2026, presentato oggi alla Camera dei deputati dal presidente dell’Istituto, Roberto Ricci, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Il rapporto in Parlamento
Anche quest’anno la presentazione del Rapporto si è svolta in Parlamento, a conferma del rilievo ormai assunto dalle rilevazioni Invalsi nel monitoraggio del sistema scolastico nazionale. Il Rapporto integrale, insieme alle slide e ai materiali di approfondimento, è disponibile sul sito dell’Invalsi.
Le dimensioni delle indagini
I numeri della rilevazione confermano le dimensioni dell’indagine: hanno partecipato circa 2 milioni e 440 mila studenti di 11.374 istituti scolastici. Le prove computer based, rivolte agli alunni della terza media e dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, hanno superato i 5,5 milioni, cui si aggiungono le prove cartacee della scuola primaria, per un totale di oltre 4,1 milioni di certificazioni.
I divari nord sud
Sul piano dei risultati, il quadro generale cambia poco rispetto agli ultimi anni. Restano marcati i divari territoriali tra Nord e Sud, con le maggiori criticità concentrate in Sicilia e Sardegna, mentre prosegue, seppure lentamente, il recupero dei livelli di apprendimento precedenti alla pandemia.
La dispersione scolastica
Il dato più positivo riguarda la dispersione scolastica esplicita, scesa dal 14,5% del 2018 al 7,3% stimato per il 2026, ben al di sotto del target del PNRR fissato al 10,2%. Un risultato significativo che, tuttavia, non cancella il problema della dispersione implicita: molti studenti, pur arrivando al termine del percorso scolastico, non raggiungono livelli adeguati di competenza. Un fenomeno che continua a interessare soprattutto le regioni del Mezzogiorno e che trova conferma anche nelle indagini internazionali, come PISA.
La criticità della matematica
È però la matematica a rappresentare la criticità più evidente. Le prove confermano difficoltà diffuse nella comprensione dei concetti, nel ragionamento logico e nell’applicazione delle conoscenze per risolvere problemi, una debolezza che accomuna l’Italia ad altri Paesi ma che continua a incidere pesantemente sulla qualità degli apprendimenti.
Salgono le competenze digitali
Più incoraggianti, invece, i risultati nelle competenze di inglese e nelle competenze digitali, pur all’interno di un quadro che resta fortemente differenziato sul territorio nazionale. Su questi progressi, tuttavia, pesa anche il contributo di fattori extrascolastici, dalla crescente esposizione alla lingua inglese all’utilizzo quotidiano delle tecnologie digitali da parte delle nuove generazioni.





