L’inflazione rallenta a giugno, ma la discesa non alleggerisce nello stesso modo i bilanci delle famiglie. L’Istat conferma il tasso annuo al 3%, dal 3,2% di maggio, mentre su base mensile l’indice dei prezzi al consumo resta invariato. Dietro il dato generale si muovono però due spinte opposte: si attenuano i rincari degli alimentari freschi e di alcuni servizi, mentre l’energia torna ad accelerare. Il contributo principale alla frenata arriva dagli alimentari non lavorati, la cui crescita passa dal 5,5 al 4,4%. La discesa riguarda in particolare frutta e frutta a guscio, dal 5,3 all’1,4%, e ortaggi, tuberi e legumi, dal 4,3 al 3,6%. Anche i prodotti trasformati scendono su valori negativi, dal +0,2 al -0,2%.
Il movimento opposto interessa il comparto energetico, che sale nel complesso del 13% rispetto a un anno prima. Gli energetici regolamentati avanzano dal 5,6 al 9,2%, quelli non regolamentati dal 12,5 al 13,3%. A trainare la corsa sono soprattutto l’elettricità sul mercato libero, che raggiunge il 14%, e il gas non tutelato, al 9,9%.
Carburanti e inflazione di fondo
Restano elevati anche gli aumenti dei carburanti, pur con qualche attenuazione. La benzina segna un incremento annuo del 10,3%, il gasolio per autotrazione del 21,6% e quello per riscaldamento del 26,6%. Le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili rappresentano così la divisione con la crescita più marcata, pari al 7,2%, seguita dai trasporti al 4,7%. Sul fronte dei servizi il ritmo scende dal 2,8 al 2,6%. La frenata interessa le attività ricreative, culturali e per la cura della persona, dal 3 al 2,7%, e i servizi di trasporto, dall’1,7 all’1,1%. Il trasporto aereo registra una flessione annua del 10,3%, mentre ristoranti e alloggi rallentano dal 3,5 al 2,9%.
L’inflazione di fondo, calcolata senza energia e alimentari freschi, passa dall’1,7 all’1,6%. Quella al netto dei soli beni energetici scende dal 2,1 all’1,9%. Si riduce anche il rialzo del cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona: dal precedente 1,9% si porta all’1,3%. I beni acquistati più di frequente restano invece più esposti, con un aumento del 3,9%.
Fasce di reddito
Per il 2026 l’inflazione acquisita si attesta al 2,6%, mentre la componente di fondo si ferma all’1,7%. L’indice armonizzato europeo registra anch’esso un incremento annuo del 3%, una revisione al ribasso rispetto al 3,1% indicato nella stima preliminare. Il FoI, utilizzato anche per l’adeguamento di affitti e assegni, cresce del 2,9%. Il dato più sensibile riguarda la distanza tra le diverse fasce di reddito. Nel secondo trimestre i prezzi sono aumentati del 3,7% per il 20% delle famiglie con i livelli di spesa più bassi e del 2,6% per quelle con i consumi più elevati. Il divario torna così positivo e raggiunge 1,1 punti percentuali.
A pesare sui nuclei meno abbienti è soprattutto l’energia, che assorbe il 17,1% del loro bilancio, contro il 7,3% delle famiglie con maggiore capacità di spesa. Per la fascia più fragile, i prezzi dei beni sono saliti del 4,2%, rispetto al 2,7% rilevato nel gruppo più agiato. Il rallentamento dell’indice generale, dunque, non cancella l’effetto distributivo dei rincari: la pressione si concentra ancora su chi destina una quota più ampia delle proprie risorse ai consumi essenziali.





