Un anno fa OpenAI sembrava irraggiungibile nella corsa globale all’intelligenza artificiale. ChatGPT dominava il mercato consumer, i concorrenti arrancavano e Sam Altman appariva in grado di attrarre talenti e capitali come pochi altri nel settore. Oggi il quadro è radicalmente cambiato: la startup più famosa dell’IA si ritrova a inseguire la rivale Anthropic, alle prese con una struttura dirigenziale in continua riorganizzazione e coinvolta in una causa legale contro Apple che rischia di diventare un caso politico‑industriale.
La denuncia di Cupertino sostiene che OpenAI avrebbe sottratto dipendenti e segreti industriali, un’accusa pesante che arriva dopo mesi di tensioni. Solo nel 2024 Apple aveva scelto di integrare ChatGPT nell’iPhone, riconoscendo di fatto OpenAI come partner strategico. Ma l’acquisizione da parte di Altman dell’azienda fondata da Jony Ive per 6,5 miliardi di dollari — e l’annuncio di un dispositivo “misterioso” potenzialmente concorrente dell’iPhone — ha incrinato il rapporto fino alla rottura. La vicenda ricorda da vicino il precedente con Microsoft. Dopo investimenti miliardari e un’alleanza che sembrava indissolubile, nel 2025 i rapporti si sono deteriorati al punto che Redmond ha valutato di citare in giudizio OpenAI per violazione contrattuale. L’accordo esclusivo è stato formalmente sciolto ad aprile, segnando la fine di una delle partnership più discusse della Big Tech.
La causa Apple non è quindi un episodio isolato, ma il secondo caso in cui OpenAI entra in rotta di collisione con un colosso tecnologico. Per alcuni analisti, è il segnale che la startup è ormai una Big Tech a tutti gli effetti, con tutte le frizioni che comporta. Per altri, è un campanello d’allarme sulla leadership di Altman, già criticata per le continue riorganizzazioni interne e per la scelta iniziale di puntare sul mercato consumer anziché su quello aziendale, dove Anthropic ha costruito la sua crescita.




