Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Ucraina e Regno Unito hanno avviato a Parigi la costituzione di una coalizione europea per la difesa contro i missili balistici. Il progetto, presentato prima del vertice della Coalizione dei volenterosi, punta a sviluppare un’architettura integrata capace di affiancare i sistemi già esistenti, attraverso requisiti operativi comuni, gruppi tecnici congiunti, cooperazione industriale e attività condivise di ricerca e sviluppo. Il programma faro, denominato Freyja, non sostituirà le difese nazionali già operative, ma dovrà rafforzarle e accelerare la costruzione di uno scudo comune.
“Lo facciamo non contro alcun popolo, ma a difesa del nostro”, si legge nella dichiarazione congiunta. Volodymyr Zelensky ha sostenuto che la capacità antibalistica è “fondamentale per porre fine alla guerra della Russia”. “Più sistemi l’Ucraina avrà per intercettare i missili balistici russi, maggiore sarà la probabilità che Putin si sieda al tavolo delle trattative, perché il suo ultimo argomento in questa guerra non funzionerà più”, ha dichiarato il Presidente ucraino. Al vertice dei volenterosi, ospitato all’Hôtel des Invalides, hanno partecipato circa 25 leader dei 37 Paesi aderenti. Per l’Italia era presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ursula von der Leyen ha ricordato il prestito europeo da 90 miliardi di euro a Kiev e assicurato: “Possiamo e dobbiamo fare di più”.
Mosca: “Istigatori della guerra”
Il Cremlino ha definito i volenterosi “una coalizione di istigatori della guerra”. Secondo il portavoce Dmitry Peskov, si tratta di Paesi che “non vogliono la pace, ma la continuazione della guerra” e coltivano “l’illusione” di poter infliggere alla Russia una sconfitta strategica. Vladimir Putin ha minacciato rappresaglie “molto più potenti” contro gli attacchi ucraini: “Non importa dove cercano di colpire all’interno della Russia, il nemico sentirà la nostra risposta su scala sempre più vasta”. Il Presidente russo ha però ammesso le conseguenze dei raid sulle infrastrutture energetiche: “Al momento ci stanno creando alcuni problemi con i prodotti petroliferi”. Secondo fonti industriali citate dalla Reuters, la raffineria di Syzran, sul Volga, ha sospeso le attività dopo l’attacco ucraino del 12 luglio. L’impianto, controllato da Rosneft, può lavorare 8,5 milioni di tonnellate di greggio l’anno, circa 170 mila barili al giorno.
Kiev ha inoltre rivendicato attacchi contro depositi petroliferi a Stavropol e nel porto di Kavkaz, traghetti, motovedette e 15 navi nel Mar d’Azov. La Russia ha intanto colpito il porto ucraino di Chornomorsk e una nave mercantile battente bandiera del Togo che stava scaricando fertilizzanti. Secondo Kiev, sono morti tre membri dell’equipaggio e altri cinque sono rimasti feriti. Un lavoratore portuale è stato ucciso in un altro attacco nella regione di Odessa.
Sanzioni informatiche
Unione europea e Regno Unito hanno annunciato per la prima volta sanzioni coordinate contro la rete informatica legata ai servizi russi. Bruxelles ha colpito nove persone e quattro entità, Londra 24 soggetti. Tra gli obiettivi figurano ufficiali del Gru, criminali informatici e società accusate di operare per conto di Mosca. L’Fsb è stato indicato come responsabile anche di un tentato sabotaggio della rete elettrica polacca che avrebbe potuto lasciare senza corrente 500 mila persone. Francia, Germania, Finlandia e Paesi Bassi hanno convocato gli ambasciatori russi.
La Nato ha denunciato attività “ostili” contro infrastrutture critiche e governi europei, dichiarandosi pronta a utilizzare “l’intera gamma delle capacità” per rispondere. I ministri degli Esteri dell’Ue non hanno invece trovato un accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni, ancora bloccato dalle divergenze sui servizi marittimi e sulle restrizioni al gas naturale liquefatto russo. “Mi dispiace, ma siamo molto vicini”, ha dichiarato l’Alta rappresentante Kaja Kallas.





