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India‑Usa: il mini‑accordo commerciale sfuma, e Modi alza la posta

lunedì, 13 Luglio 2026
1 minuto di lettura

L’India ha respinto l’accordo commerciale rapido proposto dagli Stati Uniti, segnando una svolta nei rapporti economici tra i due Paesi. Dopo mesi di colloqui e aspettative crescenti, la visita a Nuova Delhi del rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer non ha portato alla firma del patto provvisorio che Washington considerava “a portata di mano”. Secondo funzionari indiani, gli Usa non hanno garantito due condizioni ritenute essenziali: vantaggi tariffari rispetto alla Cina e l’impegno a non introdurre nuove tariffe dopo l’accordo. Gli Stati Uniti hanno già proposto dazi fino al 12,5% contro decine di Paesi, accusati di non limitare il commercio di merci prodotte con lavoro forzato.

La Casa Bianca insiste sul fatto che l’India debba “guadagnarsi” il trattamento preferenziale richiesto, mentre funzionari americani descrivono i negoziati come “lenti, burocratici e a tratti ostili”. Nonostante ciò, Washington sostiene di aspettarsi ancora un accordo, senza però indicare una tempistica. La posizione di forza dell’India deriva da una combinazione di fattori: esportazioni in crescita, nuovi accordi commerciali e un’economia più resiliente. Tra aprile e giugno, le esportazioni indiane sono aumentate del 15% rispetto all’anno precedente.

Le vendite verso i Paesi del Golfo sono tornate ai livelli prebellici, mentre quelle verso gli Stati Uniti hanno raggiunto 17,29 miliardi di dollari in due mesi. Analisti come Wendy Cutler dell’Asia Society Policy Institute sostengono che i negoziatori indiani abbiano acquisito maggiore potere contrattuale grazie alla solidità economica e alla diversificazione dei partner. Sul fronte politico, Modi beneficia di recenti vittorie statali e del sostegno di agricoltori e piccole imprese, gruppi che il governo ha sempre protetto nei negoziati commerciali.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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