Il lavoro dell’Assemblea Costituente non fu un compromesso al ribasso, né un semplice baratto tra forze politiche contrapposte, ma uno sforzo alto di dialogo e sintesi fondato su un principio essenziale: “La Repubblica è di tutti”. È il messaggio lanciato da Sergio Mattarella, intervenuto in occasione della seduta solenne di Camera e Senato per gli 80 anni dall’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Il Capo dello Stato ha richiamato una delle letture critiche che, nel tempo, hanno accompagnato l’esperienza costituente. Secondo questa interpretazione, il confronto tra le principali forze politiche dell’epoca — Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista — avrebbe prodotto un compromesso nel senso deteriore del termine, destinato a tradursi in strutture fragili della Repubblica.
Mattarella ha respinto questa visione, sottolineando come lo sforzo compiuto dai costituenti non fosse mosso dalla volontà di salvaguardare interessi di parte, ma dall’esigenza di costruire un ordinamento comune dopo la tragedia della guerra e della dittatura.
Valore del dialogo
“Una delle interpretazioni critiche del lavoro dell’Assemblea Costituente tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine”, ha affermato il Presidente. Una lettura, ha aggiunto, che riduceva quel passaggio storico a “un baratto tra i principali protagonisti”, ciascuno dei quali avrebbe puntato a tutelare le proprie visioni o i propri interessi.
Al contrario, ha spiegato Mattarella, la Costituente obbedì a un principio che si è progressivamente affermato nel sentimento comune dei cittadini: la Repubblica appartiene a tutti. È questa, secondo il Capo dello Stato, la chiave per comprendere il valore del dialogo tra culture politiche diverse e la forza della Carta costituzionale.





