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Ali Ardashir Larijani, Segretario del Supremo Consiglio per la sicurezza Nazionale dell'Iran, Mojtaba Khamenei guida Suprema dell'Iran

Usa Iran, rinviati i colloqui al Bürgenstock. Khamenei: “Trump è disperato”

Il presidente Usa replica: “Sono loro i disperati, sono finiti”. A Hormuz riparte il traffico, tregua in Libano ma il fronte resta instabile
sabato, 20 Giugno 2026
3 minuti di lettura

I colloqui tra Stati Uniti e Iran, attesi ieri in Svizzera per avviare l’attuazione del memorandum d’intesa, sono stati rinviati a tempo indeterminato. L’incontro avrebbe dovuto trasformare la firma elettronica dell’intesa tra Donald Trump e Massoud Pezeshkian in un percorso negoziale di sessanta giorni, rinnovabile, sui dossier più delicati: nucleare iraniano, sanzioni e riapertura stabile dello Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito che i colloqui resteranno vincolati alle sue “linee rosse”. Il presidente del Parlamento e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha assicurato che l’Iran intende “salvaguardare gli interessi della nazione” e ha promesso una risposta “ferma” in caso di violazione degli impegni. Più duro il messaggio delle Guardie rivoluzionarie alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei: “Al minimo cenno, infliggeremo ai nemici una sconfitta storica ben più grave”. Secondo Khamenei, l’accordo sarebbe stato raggiunto perché “Trump è disperato”. Il Presidente americano ha risposto su Truth Social rovesciando l’accusa: “Non siamo noi ad aver chiesto l’incontro per disperazione. È stato l’Iran. Sono finiti”. Trump ha aggiunto che Washington farà “scorrere tutti i 60 giorni” e che Teheran “non avrà un soldo, neanche un centesimo”. Un messaggio rivolto anche al fronte interno, dove parte della stampa e dell’opposizione accusa la Casa Bianca di aver concesso all’Iran vantaggi economici senza ottenere lo smantellamento delle infrastrutture nucleari.

Tregua in Libano

La maggiore incognita resta il Libano. Dopo ore di escalation, Reuters ha riferito che Israele e Hezbollah avevano concordato un cessate il fuoco dalle 16 locali, grazie alla mediazione di Stati Uniti e Qatar con l’aiuto dell’Iran. L’esercito israeliano ha annunciato la morte di quattro militari in un attacco di Hezbollah nel sud del Libano. In risposta, l’Idf ha colpito oltre 80 obiettivi tra Nabatiye, la Bekaa e altre aree del sud, sostenendo di aver eliminato decine di miliziani. Secondo il ministero della Salute libanese, i raid hanno ucciso almeno 25 persone, tra civili rientrati nelle proprie abitazioni e soccorritori. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha scritto che “tutto il Libano deve bruciare”, mentre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha invocato “le porte dell’inferno”. Vance ha replicato con un avvertimento insolito verso l’alleato israeliano: “Se fossi nel governo israeliano, forse non attaccherei l’unico alleato potente che mi è rimasto al mondo”. Benjamin Netanyahu non ha commentato direttamente l’intesa tra Washington e Teheran, ma ha ribadito che le forze israeliane resteranno nel Libano meridionale finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno. Sulla carta il memorandum prevede la fine delle ostilità su tutti i fronti, ma sul terreno ogni nuova violazione rischia di riaprire la crisi.

Hormuz, traffico in ripresa

Intanto lo Stretto di Hormuz ha registrato i primi segnali di normalizzazione. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha annunciato che le navi autorizzate al transito non pagheranno pedaggi per sessanta giorni. Le richieste saranno gestite da una nuova autorità iraniana, che assegnerà rotte e orari per ridurre i rischi di sicurezza. Secondo dati AxsMarine, nella giornata precedente erano passate 25 navi commerciali, cinque volte la media dei primi dieci giorni di giugno e il dato più alto da metà aprile. Tra le unità sbloccate figura la Grande Torino del gruppo Grimaldi, unica nave battente bandiera italiana rimasta bloccata nell’area per oltre cento giorni. Antonio Tajani ha parlato di “successo della diplomazia italiana” e ha detto che la Farnesina lavora ancora per far uscire dalla zona due navi Msc.

La cautela europea

L’Europa chiede garanzie sull’attuazione. Kaja Kallas ha indicato la necessità di un’applicazione verificabile e conforme al diritto internazionale. Ursula von der Leyen ha chiesto una “rapida e piena attuazione” dell’intesa e il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano. Tajani ha detto che un’eventuale missione italiana a Hormuz dovrà essere “internazionale” e frutto di “un accordo ad ampio raggio”: “Saremo pronti a fare la nostra parte quando sarà necessario”, ha aggiunto, precisando che il cessate il fuoco deve prima consolidarsi. Più avanti la Francia: il ministro degli Esteri Jean Noël Barrot ha dichiarato che la missione francese per la sicurezza di Hormuz “è pronta a essere dispiegata” e ha indicato tra le condizioni anche lo sminamento dell’area. Parigi sarà inoltre coinvolta nei negoziati sul nucleare, perché eventuali concessioni a Teheran dovranno essere compensate dalla revoca delle sanzioni, su cui servirà anche il via libera francese.

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