Le autorità palestinesi hanno chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di sospendere il pagamento del risarcimento da 656 milioni di dollari imposto nell’ambito di una causa ventennale intentata da cittadini americani uccisi o feriti in attentati avvenuti in Israele nei primi anni 2000. La richiesta d’urgenza arriva dopo che un tribunale di grado inferiore ha ripristinato la sentenza, seguendo una decisione della Corte Suprema che aveva riaperto il caso nel 2025.Nella petizione, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e l’Autorità Palestinese (AP) sostengono che il pagamento immediato dell’ingente somma “destabilizzerebbe i servizi governativi essenziali” in Cisgiordania, danneggiando cittadini innocenti e mettendo a rischio la sicurezza regionale.
Le autorità chiedono quindi una sospensione temporanea in attesa dell’esito del ricorso contro il ripristino della sentenza. La causa era stata intentata dalle famiglie delle vittime degli attentati di Gerusalemme, che causarono 33 morti e centinaia di feriti, sulla base dell’Anti‑Terrorism Act, una legge che consente alle vittime di attacchi terroristici internazionali di rivolgersi ai tribunali statunitensi. Per anni, un tribunale federale di New York aveva annullato la sentenza originaria, pronunciandosi a favore dell’OLP e dell’AP mentre il Congresso modificava la normativa per permettere la prosecuzione delle cause.
Nel 2025, la Corte Suprema si è schierata con le famiglie, riaprendo i procedimenti e portando la Corte d’Appello del Secondo Circuito a ripristinare la sentenza lo scorso marzo. Gli avvocati dei querelanti avevano definito la decisione “un sollievo” e “un passo verso la giustizia”, ma hanno rifiutato di commentare la nuova petizione presentata giovedì.





