La Cina ha approvato il primo chip cerebrale al mondo destinato alla commercializzazione, un dispositivo grande quanto una moneta e chiamato NEO, sviluppato da ricercatori dell’Università Tsinghua e dalla Neuracle Technology di Shanghai. Il chip è il primo impianto chirurgico ad aver superato le sperimentazioni cliniche per l’uso su larga scala. La sua versione iniziale è progettata per potenziare il sistema nervoso di pazienti con lesioni del midollo spinale o paralisi, e sta per entrare in produzione di massa per il sistema sanitario cinese.
A differenza dei prototipi più invasivi, come il modello N1 della statunitense Neuralink, NEO non penetra la corteccia cerebrale: si posiziona tra cranio e dura madre, dove otto sensori raccolgono segnali neurali convertiti poi in comandi digitali. Il successo dei test clinici — 36 pazienti, secondo fonti accademiche — rappresenta un duro colpo per Neuralink, che non ha ancora ottenuto l’approvazione della FDA per un uso generalizzato.
Elon Musk, che ha definito queste tecnologie “di livello Gesù”, immagina un futuro in cui gli impianti cerebrali restituiranno movimento, vista e capacità comunicative a milioni di persone. Ma le sue dichiarazioni più controverse, come l’idea di “eliminare il virus della mente woke”, alimentano timori su un possibile uso politico o ideologico di strumenti in grado di archiviare e riscrivere ricordi.
Gli esperti avvertono che la frontiera dei chip neurali è tanto promettente quanto pericolosa. Il dottor David Tuffley, della Griffith University, sottolinea che questi dispositivi potrebbero teoricamente consentire a criminali informatici di accedere a pensieri, ricordi e funzioni cognitive, manipolando persino i segnali motori. Una prospettiva che diventa più inquietante se si considera il valore economico dei dati neurali: un settore che, secondo Future Market Insights, potrebbe crescere dagli attuali 490 milioni di dollari a 1,7 miliardi entro il 2035.





