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Festa della Repubblica: la storia non è solo memoria, ma presente e futuro della democrazia

La storia italiana non è solo l’uscita dalla dittatura ma è ricostruzione, il miracolo economico, le riforme e le personalità come De Gasperi, Olivetti, Mattei, Mattioli, che hanno contribuito a fare dell’Italia una potenza industriale e democratica. Idee e realizzazioni che meritano più spazio nel racconto pubblico
domenica, 7 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Una celebrazione degli 80 anni riuscita e partecipata. Ma nel racconto sono mancati alcuni protagonisti del dopoguerra e della più recente stagione istituzionale, compresa Giorgia Meloni, prima donna Presidente del Consiglio

In Italia il fascismo è stato ed è oggetto di un’enorme produzione di libri, studi, testimonianze e approfondimenti. È giusto che sia così: si tratta di una pagina decisiva della nostra storia. Ma accanto a questo necessario lavoro di memoria, spesso sembra calare un velo su ciò che venne nel dopo guerra: la ricostruzione, il consolidamento della democrazia, il “miracolo” economico, la nascita di un Paese moderno.

La Repubblica non nacque soltanto dal rifiuto della dittatura. Nacque anche dalla capacità di milioni di italiani di rimettere in piedi una nazione distrutta, attraverso il lavoro, il sacrificio e una straordinaria fiducia nel futuro. Furono gli anni in cui personalità come Alcide De Gasperi ed Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Raffaele Mattioli, contribuirono a definire una visione di sviluppo civile, industriale e sociale. In politica, figure diverse tra loro come Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Amintore Fanfani, Giovanni Malagodi, segnarono stagioni di confronto duro ma anche di costruzione istituzionale.

Un Paese che seppe fare un miracolo

Da quegli anni prese forma un Paese che investiva in infrastrutture, scuola, sanità, trasporti, agricoltura e industria. Un’Italia che favoriva la crescita delle piccole imprese e la nascita di grandi gruppi industriali, e che in pochi decenni conquistò un benessere diffuso e una credibilità internazionale impensabili all’uscita dalla guerra.

Memoria e spettacolo degli 80 anni

Questa riflessione torna utile anche guardando alle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica del 2 giugno. Il programma televisivo su Rai 1: “I volti della Repubblica. 80 anni dal Referendum”, trasmesso in diretta dal Quirinale, alla presenza delle più alte cariche dello Stato e di numerose personalità del mondo della cultura, dell’arte, dello sport e delle istituzioni.

Un evento speciale di grande impatto emotivo e culturale, promosso dalla Presidenza della Repubblica Italiana con Rai Cultura, Rai Teche e il contributo di Siae.

È stato quindi un racconto televisivo di identità del nostro Paese, non da meno la rutilante parata di ospiti: Roberto Bolle, Annalisa, Luca Barbarossa, Cecilia Bartoli, Gianni Morandi, Giuliano Sangiorgi, Cesare Bocci, Cristiana Capotondi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Flavio Insinna, Carlo Verdone, Luca Zingaretti, Paolo Fresu, Danilo Rea, Beppe Bergomi, Federica Brignone, Alessandro Del Piero, Arianna Fontana, Bebe Vio e Abdon Pamich.

Quelle personalità dimenticate

Proprio perché si trattava di una celebrazione dell’identità repubblicana, ci si sarebbe potuti attendere un racconto più ampio della storia istituzionale italiana, capace di includere anche i protagonisti delle stagioni più recenti. Le istituzioni democratiche non si sono fermate agli anni della Costituente e a venti anni fa: hanno continuato a evolversi attraverso governi, riforme, crisi e trasformazioni. Ricordare – in pochi secondi – figure come: Giovanni Spadolini, Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentilizi, David Sassoli, Giuseppe Conte, Mario Draghi e Giorgia Meloni; non avrebbe significato esprimere giudizi politici, ma riconoscere il ruolo svolto da uomini e donne delle istituzioni nella vita repubblicana.

Quel mancato garbo istituzionale

Infine ed questo è un fatto spiacevole che dovrebbe pur far riflettere: nel monologo della acclamata attrice e regista Paola Cortellesi, nella citazione tra le donne delle istituzioni repubblicane, non figurava il nome di Giorgia Meloni, ossia il primo Presidente del Consiglio dei Ministri nella storia d’Italia.

Il ruolo della prima donna premier – conquistato con il voto dei cittadini, di un Parlamento e di un Governo – avrebbe dato risalto alla compiutezza della nostra democrazia e Costituzione. Una dimenticanza (o una omissione) che segna una caduta di quel senso di “Spirito di finezza” di idee e ruoli che le istituzioni devono avere per essere credibili.

Al di là delle legittime differenze politiche, il dato storico e istituzionale è oggettivo. In una celebrazione della Repubblica, ricordare questo passaggio avrebbe rappresentato un riconoscimento del percorso compiuto dalla democrazia italiana e della piena partecipazione delle donne ai vertici dello Stato.

Memoria, presente e futuro

Le democrazie si rafforzano quando riescono a tenere insieme memoria critica e riconoscimento delle proprie conquiste. Studiare il fascismo resta indispensabile; ma raccontare anche l’Italia che, dopo la guerra, seppe rialzarsi e costruire istituzioni solide, crescita economica e sociale, è altrettanto necessario. La storia della Repubblica è fatta di ombre e di luci. Ignorare le seconde rischia di impoverire la comprensione delle prime.

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