La Marina francese ha intercettato domenica nell’Atlantico la petroliera Tagor, legata alla “flotta ombra” russa, in un’operazione condotta con diversi partner, tra cui il Regno Unito. Lo ha annunciato ieri Emmanuel Macron, pubblicando immagini dell’intervento e definendo “inaccettabile” che alcune navi eludano le sanzioni internazionali e continuino a finanziare la guerra contro l’Ucraina “da oltre quattro anni”. Secondo fonti francesi, è la quarta operazione di questo tipo condotta da Parigi contro unità sospettate di aggirare le misure occidentali.
Mosca ha reagito con il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha definito l’intervento “illegale” e “al limite della pirateria internazionale”, assicurando che la Russia continuerà a proteggere i propri carichi. L’ambasciata russa a Parigi ha chiesto informazioni ufficiali sull’eventuale presenza a bordo di altri cittadini russi oltre al capitano, affermando di non avere ricevuto notifiche dalle autorità francesi sulle misure adottate nei confronti della petroliera.
Il caso Tagor si inserisce nella pressione occidentale contro la macchina militare ed energetica russa. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha rivendicato le “soluzioni asimmetriche” costruite da Kiev in anni di guerra. “Alla fine, si scopre che Davide ha davvero delle carte in mano”, ha scritto, sostenendo che l’Ucraina ha stabilizzato il fronte, neutralizzato gran parte della Flotta russa del Mar Nero e colpito obiettivi fino a 2.000 chilometri dentro il territorio russo. Secondo Sybiha, “in Russia non esistono più luoghi sicuri”.
La pressione pesa anche sul mercato dei carburanti. Il governo russo ha vietato fino al 30 novembre l’export di carburante per l’aviazione per garantire la stabilità del mercato interno. Mosca valuta inoltre un divieto temporaneo più ampio sulle esportazioni di carburanti e maggiori forniture dalla Bielorussia. Secondo dati citati da Reuters, la produzione russa di gasolio è calata di circa il 10 per cento a maggio, dopo un analogo calo ad aprile, anche per gli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche. In Crimea, occupata dalla Russia, continuano code e razionamenti della benzina: il governatore installato da Mosca, Sergei Aksyonov, ha imposto limiti alla vendita del carburante A 95 e l’uso di buoni. Restrizioni sono state segnalate anche nella regione russa di Belgorod.
Colpito ospedale a Odessa
Sul terreno, nella notte tra domenica e lunedì la Russia ha lanciato 265 droni a lungo raggio contro diverse regioni ucraine. Le difese di Kiev ne hanno neutralizzati 228, mentre 27 hanno colpito 18 località non precisate. Il bilancio riferito dalle autorità ucraine è di un morto e 26 feriti. Nella regione di Kherson è stato ucciso un uomo di 62 anni. A Chernihiv otto persone sono rimaste ferite e circa 10.000 utenti senza elettricità. Il governatore di Odessa, Oleg Kiper, ha denunciato anche un attacco contro un ospedale nel sud della regione, con danni al reparto maternità, agli edifici amministrativi e a oltre 30 finestre. A maggio, secondo l’Aeronautica ucraina, la Russia ha lanciato 8.150 droni a lungo raggio contro l’Ucraina, un record mensile, oltre a 211 missili.
Londra, Parigi e Berlino
Sul piano diplomatico, Volodymyr Zelensky ha indicato Gran Bretagna, Francia e Germania come possibili rappresentanti europei nei colloqui di pace, senza escludere un ruolo per Nord Europa e Turchia, già coinvolta nel ritorno dei prigionieri. “Spetta all’Ucraina e all’Europa decidere chi sarà”, ha detto, aggiungendo che resta da capire se la Russia sia pronta al dialogo. Nella stessa intervista, Zelensky ha accusato Mosca di rapire bambini ucraini e addestrarli a combattere contro il loro Paese. Kiev sostiene di avere documentato almeno 20.000 casi. “Quando crescono, li mandano sul campo di battaglia”, ha detto, affermando di avere prove, ma senza renderle pubbliche.
Intanto il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius, all’assemblea parlamentare della Nato a Vilnius, ha sostenuto che l’Ucraina “sta iniziando a prevalere” e che Putin appare “nervoso” e “disperato”. La risposta europea, ha aggiunto, deve essere raddoppiare il sostegno, con più spesa e più produzione nella difesa. Diplomatici europei e nazionali lavorano inoltre per aprire il 15 giugno a Lussemburgo il primo cluster dei negoziati di adesione all’Ue di Ucraina e Moldova.





