Tre manifestanti noti come gli “Spokane 3” sono stati condannati giovedì per cospirazione federale in relazione alle proteste contro le operazioni dell’ICE nello Stato di Washington. Gli imputati — Jac Archer, Justice Forral e Bajun Mavalwalla II — erano accusati di aver tentato di impedire il trasferimento di due immigrati detenuti da Spokane a Tacoma nel giugno 2025, rispondendo a un appello sui social dell’ex presidente del consiglio comunale Ben Stuckart. Stuckart, che fungeva da garante per uno dei richiedenti asilo, fu arrestato insieme ad altri nove manifestanti. Sei di loro, incluso lui, hanno poi accettato un patteggiamento.
La sua assenza in aula durante il processo ha però suscitato critiche: la deputata statale Natasha Hill, democratica di Spokane, lo ha accusato di aver “iniziato tutto” senza poi sostenere gli imputati fino alla fine. Stuckart ha replicato su Facebook spiegando che partecipare al processo avrebbe violato i termini della sua libertà vigilata. Ha espresso “profondo dispiacere” per il verdetto e solidarietà ai tre condannati, ricordando anche i due immigrati coinvolti: “Sto facendo del mio meglio per prendermi cura dei ragazzi che il governo ha portato via ingiustamente”.
Il padre di uno degli imputati, Bajun Mavalwalla Sr., candidato al Congresso, ha denunciato un tentativo del governo federale di “fare un esempio” del figlio per scoraggiare le proteste contro le politiche migratorie. “Il diritto di protestare, di dissentire, di riunirsi: tutto questo è ora in discussione”, ha dichiarato, sostenendo che in altri casi simili le giurie non sono state influenzate e i processi sono stati archiviati.
La condanna degli “Spokane 3” arriva in un momento in cui le tensioni sulle operazioni dell’ICE e sul ruolo delle comunità locali nel contrastarle restano elevate, alimentando un dibattito nazionale sul confine tra disobbedienza civile e reato federale.




