Un terremoto di magnitudo 5.2 ha colpito lunedì mattina la regione autonoma del Guangxi Zhuang, nel sud‑ovest della Cina, causando due morti, un disperso e l’evacuazione di oltre 7.000 residenti nella città industriale di Liuzhou. La scossa, registrata dal Centro cinese per le reti sismiche a una profondità di soli 8 km, ha provocato il crollo di 13 edifici e danni diffusi alle infrastrutture locali, costringendo le autorità a mobilitare squadre di soccorso per tutta la notte.
Le operazioni di ricerca sono iniziate nelle prime ore del mattino, con vigili del fuoco, personale medico e volontari impegnati tra le macerie. Quattro persone sono state ricoverate, nessuna in condizioni critiche. Nel pomeriggio, i soccorritori hanno individuato l’ultimo residente intrappolato, un uomo di 91 anni, trovato vivo e in buone condizioni dopo ore sotto i detriti. Rimane invece dispersa una persona, mentre le ricerche proseguono con l’impiego di 51 mezzi e oltre 300 operatori.
I video diffusi dai media statali mostrano edifici collassati, strade invase da detriti e squadre di emergenza al lavoro con torce e attrezzature pesanti. Le autorità ferroviarie hanno avvertito di possibili disagi, avviando ispezioni su binari e ponti per verificare eventuali danni. Nonostante la distruzione, le linee elettriche, idriche e del gas risultano operative, un elemento che ha facilitato le operazioni di soccorso.
Liuzhou, città nota per il suo paesaggio carsico e la forte base manifatturiera, non registrava un terremoto di tale intensità da anni. L’evento ha riportato alla memoria il devastante sisma di magnitudo 7.1 che nel gennaio 2025 colpì le pendici dell’Himalaya, causando oltre 120 morti e scosse avvertite in Nepal, Bhutan e India. Mentre le autorità valutano l’entità completa dei danni, la priorità resta la ricerca dell’ultima persona dispersa e l’assistenza agli sfollati, molti dei quali hanno trascorso la notte in rifugi temporanei allestiti nelle aree sicure della città.





