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Mattarella ai giovani: “Non fatevi dire la strada dai vecchi, il dubbio è una forza”

Il Presidente della Repubblica alla Fondazione Renzo Piano di Milano invita gli studenti a coltivare ascolto, autocritica e libertà di scelta: “Sbagliare è prezioso, la democrazia vive di verifiche continue”. Poi gli applausi al Teatro alla Scala per gli ottant’anni dalla riapertura dopo la guerra
martedì, 12 Maggio 2026
3 minuti di lettura

Milano è diventata ieri per un giorno il luogo di un doppio racconto italiano: da una parte i giovani, la ricerca, il valore del dubbio; dall’altra la memoria della ricostruzione democratica e culturale del Paese. Sergio Mattarella ha scelto parole semplici, ma nette, per attraversare entrambe le dimensioni. Lo fa ha fattoalla Fondazione Renzo Piano, davanti agli studenti del Politecnico, poi al Teatro alla Scala, dove ha assistito al concerto per gli ottant’anni dalla riapertura del teatro dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Il Presidente Mattarella alla Fondazione Renzo Piano

La visita milanese del Capo dello Stato si è aperta dunque alla Fondazione Renzo Piano. Ad accompagnarlo è stato lo stesso architetto, mentre ad accoglierlo sono arrivati il Sindaco Giuseppe Sala e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. L’incontro con i ragazzi si è trasformato subito in una riflessione sul presente e sul modo in cui una generazione può costruire il proprio futuro senza ricevere modelli già confezionati dagli adulti.

Equilibri internazionali

Mattarella è partito da una parola che è ritornata più volte nel suo intervento: ascolto. “L’ascolto è la chiave del progresso, della vita”, le parole del Capo dello stato, “dovrebbe essere l’attitudine più praticata”. Un riferimento che va oltre il dialogo personale e arriva fino agli equilibri internazionali: “Quella di ascoltare è la strada per la pace. Se nella dimensione internazionale ascoltassimo di più, ne avremmo un grande vantaggio”. Il Presidente ha insistito sul fatto che ascoltare non rappresenti un gesto formale o una concessione di cortesia: “Ascoltare chiunque, sempre, non è una cortesia. È un arricchimento”. In un tempo dominato da commenti rapidi e discussioni continue sui social, Mattarella ha individuato proprio nella capacità di fermarsi ad ascoltare uno degli elementi più fragili della convivenza contemporanea.

Davanti agli studenti la più alta carica dello Stato Ha scelto però soprattutto di parlare di errore. Non come sconfitta, ma come parte del percorso della conoscenza: “Sbagliare è prezioso”, ha spiegato per aggiungere poi di come molte scoperte decisive siano nate da ricerche che inizialmente sembravano improduttive. È in quei tentativi falliti, ha aggiunto, che spesso si aprono possibilità inattese. Per questo ha invitato i giovani a non inseguire certezze assolute e a coltivare il dubbio come strumento di verifica continua.

No all’ottusità

“Non c’è cosa peggiore che andare avanti in maniera ottusa”, ha poi detto. Il riferimento si è allargato subito alla democrazia, che secondo Mattarella vive proprio della capacità di sottoporsi a controlli, autocritica e revisioni costanti. Il dubbio, ha sottolineato, aiuta a capire i possibili errori e impedisce di trasformare le convinzioni in rigidità. Il passaggio più diretto è arrivato quando il Presidente si è rivolto ai ragazzi parlando del rapporto tra generazioni: “Noi possiamo trasferire valori di convivenza, non modelli di comportamento”. Per Mattarella sarebbe “un abuso” pretendere di indicare ai giovani quale strada percorrere. I valori possono essere trasmessi, le scelte invece appartengono a chi dovrà costruire il proprio tempo: “Le strade sono vostre, non fatevele dire dai vecchi”.

Nelle parole del Capo dello Stato è merso anche un giudizio netto sulle nuove generazioni. Mattarella vede nei giovani una forte capacità critica e una sensibilità che definisce persino superiore rispetto a quella delle generazioni precedenti: “Questa generazione ha molti valori positivi” per via della capacità dei ragazzi di riconoscere anche gli errori commessi dagli adulti e dalle figure considerate punti di riferimento. Un atteggiamento che, a suo giudizio, rappresenta un elemento di fiducia e creatività.

Il confronto con Renzo Piano ha offerto anche uno spazio dedicato al tema della bellezza. Non una categoria estetica fine a sé stessa, ma un criterio legato alla qualità della convivenza civile. Mattarella ha parlato della “trasparenza degli alberi” del campus, del piacere di vivere e lavorare insieme, dell’armonia degli spazi condivisi: “La bellezza è il parametro della vita”. E subito dopo ha collegato questa idea alla politica: “L’obiettivo della politica è quello della bellezza della convivenza”.

Scala

Dal campus del Politecnico il Presidente ha raggiunto poi il Teatro alla Scala. Qui il tono è cambiato, ma il filo del discorso è restatolo stesso: memoria, ricostruzione, democrazia. Mattarella è arrivato al Piermarini accolto dal Sovrintendente Fortunato Ortombina e da un lungo applauso del pubblico. La giornata ha celebrato gli ottant’anni dalla riapertura della Scala, avvenuta l’11 maggio 1946 dopo i bombardamenti che avevano colpito il teatro durante la guerra.

Sul podio Riccardo Chailly, alla guida dell’Orchestra e del Coro scaligeri. Il programma ha ruotato attorno a Giuseppe Verdi, con la Sinfonia, ‘Gli arredi festivi’ e ‘Va’ pensiero dal Nabucco.

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