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Il Papa invoca Dio per illuminare chi decide la pace
Papa Leone XIV

Il Papa: “Dio illumini chi decide la pace”

All’Angelus Leone XIV richiama i leader alla responsabilità e avverte: “Polarizzazioni e disprezzo delle diversità seminano distruzione”
lunedì, 1 Giugno 2026
2 minuti di lettura

La parola chiave è stata quella di cui oggi ci sarebbe bisogno in ogni dove: pace. Non come formula rituale o auspicio generico, ma come responsabilità concreta affidata a chi oggi detiene il potere di decidere. Ieri dall’Angelus celebrato in piazza San Pietro (davanti a circa 20mila fedeli presenti che hanno sfidato una temperatura già dal sapore estivo) per la solennità della Santissima Trinità, Leone XIV ha scelto di rivolgere il suo sguardo oltre i confini della Chiesa, verso un mondo attraversato da guerre, tensioni geopolitiche e crescenti fratture sociali. L’appello del Pontefice è arrivato al termine del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione mariana. Un periodo che, nelle parole del Papa, ha visto elevarsi da tutta la Chiesa una “corale invocazione di pace”, sostenuta in particolare dalla preghiera del Rosario. Da qui la richiesta che la “divina Sapienza illumini la coscienza di chi ha autorità”, affinché le scelte dei governi e dei responsabili politici possano orientarsi verso una “pace giusta e duratura”.

Non si è trattato evidentemente soltanto di un richiamo spirituale, questo di Sua Santità. Nel contesto internazionale attuale, segnato dal conflitto in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e da una crescente instabilità in diverse regioni del pianeta, il messaggio ha assunto una valenza che supera l’ambito religioso. Il Vaticano è tornato così a proporre la diplomazia, il dialogo e la ricerca del compromesso come strumenti indispensabili per scongiurare nuove escalation. Concetti, è bene ricordare, da sempre anche nei pensieri e nelle parole di Bergoglio.

La Trinità

Il tema della pace attraversa anche la riflessione teologica sviluppata dal Santo Padre durante l’Angelus. Commentando il Vangelo di Nicodemo, il Vescovo di Roma ha individuato nella comunione il tratto distintivo dell’esperienza cristiana e, allo stesso tempo, la risposta più efficace alla frammentazione che caratterizza il nostro tempo. La Trinità, osserva, rappresenta il modello di una relazione fondata sull’incontro e non sulla contrapposizione. Da qui ha preso forma uno dei passaggi più significativi del suo intervento. “Le divisioni, le polarizzazioni e il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità”, ha detto il Papa. Parole che sembrano essere state rivolte non soltanto agli scenari internazionali, ma anche alle dinamiche interne delle società occidentali, sempre più segnate da conflitti ideologici, radicalizzazioni politiche e difficoltà nel riconoscere la legittimità delle posizioni altrui.

In questa prospettiva ha assunto particolare rilievo il riferimento a Nicodemo, membro del Sinedrio che, di fronte ai giudizi sommari contro Gesù, invitò a un ascolto autentico prima di emettere una condanna. Un’immagine che ha utilizzato per richiamare il valore del confronto e della ricerca della verità in una stagione dominata dalla velocità del giudizio e dalla contrapposizione permanente.

Vicinanza verso chi soffre

L’Angelus si è concluso con un altro richiamo alla vicinanza verso chi soffre. In occasione della 25esima Giornata del sollievo, Leone ha espresso la propria vicinanza ai malati e a quanti se ne prendono cura ogni giorno. Un ringraziamento rivolto a medici, infermieri, volontari e familiari che, spesso lontano dai riflettori, sostengono una cultura della cura che il Papa considera essenziale per la coesione sociale.

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