Donald Trump respinge la risposta iraniana alla proposta americana per fermare il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre il prezzo del petrolio torna a salire sui mercati internazionali. Il Brent ha superato i 105 dollari al barile e il Wti è risalito vicino ai 99 dollari dopo il fallimento del tentativo di intesa tra Washington e Teheran. Restano alte le tensioni nel Golfo, mentre proseguono gli scontri tra Israele e Hezbollah in Libano. “Non mi piace la loro lettera. È inappropriata”, ha dichiarato Trump ad Axios riferendosi alla risposta inviata domenica dall’Iran sulla proposta americana di memorandum per chiudere la guerra.
La Casa Bianca puntava a ottenere aperture sul programma nucleare e sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma Teheran ha ribadito le proprie condizioni senza assumere impegni diretti sull’atomica. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, la Repubblica islamica ha chiesto il pieno controllo iraniano di Hormuz, la fine immediata della guerra, garanzie di non aggressione, la revoca del blocco navale e lo sblocco dei beni iraniani congelati. Tra le richieste figura anche la cancellazione entro 30 giorni delle sanzioni petrolifere americane.
Sul fronte israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito la linea dura contro Teheran. “Prendiamoci il loro uranio”, avrebbe affermato secondo media internazionali. In un’intervista alla CBS, il premier israeliano ha inoltre dichiarato di voler ridurre progressivamente gli aiuti militari americani a Israele, pari oggi a 3,8 miliardi di dollari l’anno. In questo quadro geopolitico si inserisce anche la visita mercoledì del Presidente USA in Cina. Secondo fonti americane, il presidente statunitense intende fare pressione sul leader cinese Xi Jinping affinché Pechino utilizzi la propria influenza su Teheran per favorire un accordo e ridurre le tensioni nello Stretto di Hormuz. La visita inizierà giovedì mattina con una cerimonia ufficiale e si concluderà con un banchetto di Stato.
Teheran: negoziati “con dignità”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran considera “possibili i negoziati, da una posizione di dignità, saggezza e opportunità”. Secondo il presidente iraniano, eventuali colloqui dovrebbero tradurre sul piano diplomatico “la vittoria conseguita dalle Forze Armate sul campo di battaglia”. Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, secondo cui la proposta iraniana sarebbe stata “generosa e responsabile”.
Teheran chiede la fine della guerra nella regione, la riapertura di Hormuz e la sicurezza della navigazione nello stretto, ma avverte anche l’Europa dal partecipare a eventuali missioni navali occidentali nel Golfo. “Qualsiasi intervento nello Stretto di Hormuz o nel Golfo Persico porterebbe a ulteriori complicazioni”, ha dichiarato Baghaei. L’Iran ha inoltre sostenuto che la Cina considera il conflitto “una guerra imposta” ed è consapevole dei rischi economici globali legati a una destabilizzazione del Golfo.
Diplomazia Europa e Italia
L’Unione europea continua a sostenere una soluzione diplomatica. “La prima cosa è fermare la guerra e aprire lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito il sostegno italiano ai negoziati. “L’Iran non può avere l’arma nucleare. Serve liberare lo Stretto di Hormuz e garantire la navigazione”, ha detto al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Bruxelles. Tajani ha aggiunto che l’Italia sarebbe pronta a contribuire a future missioni di sicurezza marittima, comprese eventuali operazioni di sminamento. Domani i ministri della Difesa di Regno Unito e Francia coordineranno una videoconferenza con rappresentanti di circa quaranta Paesi per discutere una possibile missione multinazionale destinata a proteggere il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Petrolio in rialzo
Il rifiuto americano ha riacceso i timori sui mercati energetici globali. Il Brent è salito oltre il 3%, raggiungendo quota 105,52 dollari al barile, mentre il Wti ha toccato i 98,76 dollari. Nel Golfo continuano intanto i movimenti delle petroliere. Secondo Sky News e dati Kepler, almeno due navi cariche complessivamente di quattro milioni di barili di greggio iracheno hanno attraversato Hormuz spegnendo i sistemi di tracciamento per ridurre il rischio di attacchi. Media iraniani sostengono invece che le imbarcazioni abbiano utilizzato rotte indicate dalle forze armate di Teheran.
Nuovi raid in Libano
Resta alta anche la tensione tra Israele e Hezbollah. Raid israeliani nel sud del Libano hanno provocato almeno tre morti, mentre Hezbollah ha rivendicato nuovi attacchi contro obiettivi israeliani al confine. L’Idf ha confermato la morte di un soldato israeliano in un attacco con droni rivendicato dal gruppo sciita. Il premier libanese Nawaf Salam ha dichiarato che eventuali negoziati di pace potranno iniziare solo dopo un cessate il fuoco, il ritiro israeliano dal territorio libanese e il rilascio dei prigionieri detenuti da Israele.





