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Iran, risposta agli Usa via Pakistan. Teheran: “Non ci piegheremo”. Nuove minacce su Hormuz

Pezeshkian conferma i negoziati ma avverte: “Dialogo non significa resa”. Pasdaran minacciano basi e navi americane nello Stretto di Hormuz. Cargo colpiti nel Golfo, droni su Kuwait ed Emirati. 35 morti in Libano nei raid israeliani, Israele espelle gli attivisti della Flotilla
lunedì, 11 Maggio 2026
3 minuti di lettura

Teheran ha inviato al Pakistan la propria risposta all’ultima proposta americana per fermare il conflitto, ma continua ad alzare i toni sul piano militare, minacciando direttamente basi e navi statunitensi nello Stretto di Hormuz. Parallelamente si intensificano gli attacchi israeliani in Libano e cresce la tensione attorno alla Flotilla diretta verso Gaza. Secondo l’agenzia iraniana Irna, la Repubblica islamica ha trasmesso ieri al mediatore pakistano la risposta all’offerta statunitense per una de-escalation.

L’agenzia non ha fornito dettagli sul documento, spiegando soltanto che “l’attuale fase dei negoziati è incentrata esclusivamente sulla cessazione delle ostilità nella regione”. Il capo di Stato maggiore pakistano Asim Munir ha confermato che “gli sforzi di mediazione per raggiungere una pace duratura proseguono”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha alternato apertura diplomatica e fermezza interna. “L’Iran non si piegherà mai al nemico”, ha dichiarato durante una riunione sulla ricostruzione postbellica, aggiungendo che “negoziare non significa arrendersi”. Secondo Pezeshkian, dopo il fallimento militare “il nemico sta cercando di trasferire la guerra sul terreno economico”.

Diplomazia e minacce militari

Sul fronte diplomatico, il Qatar si conferma il principale canale di comunicazione tra Washington e Teheran. Il premier Al Thani ha incontrato ieri a Miami il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. Secondo una nota ufficiale, i colloqui hanno riguardato “gli ultimi sviluppi nella regione” e gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan. Rubio ha ribadito il “continuo e stretto coordinamento” tra Stati Uniti e Qatar per “promuovere stabilità e sicurezza in Medio Oriente”.

La televisione di Stato iraniana ha riferito di un incontro tra la guida suprema Mojtaba Khamenei e il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya. Nel colloquio sarebbero state impartite “nuove direttive” contro il nemico. Abdollahi ha avvertito che, in caso di “aggressione o attacco”, le forze iraniane “risponderanno rapidamente, intensamente e con forza”.

Stretto di Hormuz

Pasdaran ed esercito regolare hanno moltiplicato gli avvertimenti contro Washington e gli alleati regionali. Il portavoce della commissione sicurezza del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha scritto su X che “la nostra moderazione è finita da oggi” e che qualsiasi attacco contro navi iraniane provocherà “una risposta forte e decisa contro navi e basi americane”.

Il generale Amir Akraminia ha dichiarato che i Paesi che applicheranno le sanzioni statunitensi “avranno certamente problemi per il transito nello Stretto di Hormuz”. La Marina iraniana ha inoltre annunciato il dispiegamento dei piccoli sottomarini “delfini del Golfo Persico”, definiti pronti “a monitorare e ingaggiare navi ostili”. Il conflitto inizia intanto a produrre effetti concreti sui trasporti internazionali. In Corea del Sud le compagnie aeree hanno cancellato oltre 900 voli per l’aumento dei costi del carburante, mentre Teheran sostiene che la produzione petrolifera nazionale “prosegue senza interruzioni”.

Attacchi nel Golfo

La tensione nel Golfo continua a tradursi in incidenti marittimi e attacchi con droni. L’ente britannico Ukmto ha riferito che una nave portarinfuse è stata colpita da un proiettile 23 miglia a nord-est di Doha, provocando un incendio senza vittime.

Il Qatar ha confermato che un proprio cargo è stato colpito da un drone vicino al porto di Mesaieed. “Chiudere o utilizzare lo Stretto di Hormuz come mezzo di pressione aggraverebbe la crisi”, ha dichiarato il premier qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ribadendo che la libertà di navigazione “non è soggetta a compromessi”. Anche Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno denunciato incursioni aeree.

Il Kuwait ha annunciato di aver intercettato “diversi droni ostili”, mentre Abu Dhabi ha dichiarato di aver abbattuto due droni “provenienti dall’Iran”, senza vittime. Nuovi dettagli sono emersi anche sull’incidente del 4 maggio che ha coinvolto la nave sudcoreana HMM Namu nello Stretto di Hormuz. Secondo Seul, “due aerei non identificati” avrebbero colpito la nave provocando un incendio. Donald Trump ha attribuito l’attacco all’Iran, che continua a negare responsabilità.

Israele, Libano e Flotilla

Resta forte anche la pressione militare israeliana. Secondo il ministero della Sanità libanese e diversi media internazionali, nelle ultime 24 ore oltre 35 persone sono morte nei raid israeliani nel sud del Libano. Le Forze di difesa israeliane hanno affermato di aver colpito circa 40 obiettivi di Hezbollah e di aver ucciso oltre dieci miliziani durante il fine settimana.

Si riaccende infine il caso della Flotilla diretta a Gaza. Israele ha confermato l’espulsione dell’attivista ispano-palestinese Saif Abukeshek e del brasiliano Thiago Avila, fermati dopo l’intercettazione dell’imbarcazione umanitaria. Arrivato ad Atene dopo il rilascio, Abukeshek ha lanciato un appello alla mobilitazione internazionale. “Dobbiamo continuare a mobilitarci fino a che la Palestina sarà libera”, ha dichiarato, ricordando “i migliaia di prigionieri palestinesi” detenuti nelle carceri israeliane.

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