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Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio

Italia ancora sotto procedura Ue, Eurostat certifica il 3,1%. Meloni: “Colpa del Superbonus”

Giorgetti chiede flessibilità all’Unione europea. Dal Cdm via libera al Documento di finanza pubblica. Orsini avverte: “Se il conflitto continua, recessione possibile”
giovedì, 23 Aprile 2026
3 minuti di lettura

L’Italia resta nella procedura europea per disavanzo eccessivo e si prepara ad affrontare mesi complessi sul fronte economico. Intanto ieri Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di finanza pubblica 2026, aggiornando le stime di crescita e confermando un quadro più fragile rispetto alle previsioni formulate nei mesi scorsi. Sul tavolo pesano il rallentamento internazionale, le tensioni geopolitiche, il rincaro dei combustibili e i margini ridotti imposti dalle regole europee di bilancio.

Il deficit

Giancarlo Giorgetti, Ministro dell'Economia e delle Finanze
Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze

A pesare è soprattutto il verdetto di Eurostat, che ha certificato il rapporto deficit-Pil dell’Italia nel 2025 al 3,1%, sopra il limite del 3% fissato dai parametri comunitari. Una soglia che rende più difficile l’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura aperta da Commissione europea e che rischia di condizionare la trattativa con Bruxelles nelle prossime settimane. Per Roma si riducono infatti gli spazi di manovra proprio nel momento in cui il governo ritiene necessario intervenire per contenere l’impatto della crisi energetica su famiglie e imprese. Al termine del Consiglio dei Ministri il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti ha scelto toni realistici, ma non rinunciatari. “Rigore è quando l’arbitro fischia”, ha detto, richiamando una celebre frase di Vujadin Boskov per commentare la decisione europea sul disavanzo. Poi ha aperto a un possibile intervento nazionale nel caso in cui l’emergenza dovesse aggravarsi: “Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”.

“Peccato per il Supebonus”

Sui dati del disavanzo è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha rivendicato i risultati raggiunti dall’esecutivo: “Riguardo alla riduzione del deficit il Governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022 abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato migliore anche delle previsioni del Governo, che si fermavano al 3,3% per il 2025. Resta il rammarico per aver mancato di poco la soglia del 3%”. Il Premier ha poi sottolineato che sarebbero bastati “appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi stimati dall’Istat” per centrare l’obiettivo. Secondo il Primo Ministro, il peso del Superbonus ha inciso in modo determinante: “Saremmo stati sotto il 3% se non avesse gravato sulle casse dello Stato”.

Preoccupazioni europee

Giorgetti ha ricordato che molti ministri delle Finanze europei condividono le stesse preoccupazioni, strette tra bilanci pubblici sotto pressione e imprese esposte all’aumento dei costi energetici. Il Documento di finanza pubblica registra intanto una revisione al ribasso della crescita. Per il 2026 il Pil è ora stimato allo 0,6%, contro lo 0,7% indicato in precedenza. Per il 2027 la previsione scende dallo 0,8% allo 0,6%, mentre per il 2028 passa dallo 0,9% allo 0,8%. Correzioni contenute nei numeri, ma significative sul piano politico, perché certificano un rallentamento della ripresa e un orizzonte meno favorevole per i conti pubblici.

Peggiorano anche i dati sull’indebitamento netto della pubblica amministrazione. Il deficit programmatico del 2026 sale dal 2,8% al 2,9%, quello del 2027 dal 2,6% al 2,8%, mentre il 2028 passa dal 2,3% al 2,5%. Segnali che mostrano quanto sia difficile ridurre il disavanzo in presenza di crescita debole e nuove spese emergenziali.

Superbonus

Tra i fattori che continuano a pesare sui saldi di finanza pubblica c’è il costo del Superbonus. Giorgetti ha quantificato in 40 miliardi l’impatto della misura sui conti di quest’anno. Una cifra che continua a comprimere le disponibilità di bilancio e ad alimentare il confronto politico sulle scelte degli ultimi anni. Ma la priorità indicata dal Ministro riguarda soprattutto il caro combustibili. Il rincaro di diesel, benzina e fonti energetiche viene considerato il principale motore di nuove tensioni inflazionistiche. In particolare preoccupa il settore dell’autotrasporto, perché l’aumento dei costi logistici rischia di trasferirsi rapidamente sui prezzi finali di beni alimentari e prodotti di largo consumo.

Per questo il Governo chiede strumenti rapidi e flessibili. Roma ha sostenuto in sede europea una proposta condivisa con Germania e Spagna per introdurre una tassazione straordinaria sulle grandi compagnie petrolifere ed energetiche, destinando il gettito al sostegno di famiglie e imprese. Una linea che, almeno finora, non ha raccolto il consenso necessario.

La paura di Orsini

Giorgetti ha descritto la fase attuale con una metafora efficace: “Siamo medici in un ospedale da campo”. Vale a dire amministratori costretti a intervenire su emergenze simultanee, con strumenti limitati e tempi stretti. Da qui la richiesta all’Unione europea di applicare le regole con pragmatismo, tenendo conto dell’eccezionalità del contesto internazionale. Dal mondo produttivo è arrivata intanto un ulteriore segnale d’allarme. Il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha delineato tre scenari legati alla durata del conflitto: crescita dello 0,5% in caso di rapida de-escalation, Pil vicino allo zero se la crisi durerà ancora alcuni mesi, recessione quasi certa se la guerra proseguirà per l’intero anno.

“Governo allo sbando”

Sul fronte politico sono arrivate critiche dall’opposizione. Duro, per esempio, il commento di Francesco Boccia del Pd: “Siamo di fronte ad un governo allo sbando: invece di misure tampone, di decreti inutili, vogliamo discutere in Parlamento di come affrontare l’ultimo anno di legislatura. Giorgetti prenda atto del fallimento delle previsioni di crescita contenute nelle quattro leggi di Bilancio del Governo Giorgia Meloni. L’aver mancato l’obiettivo del deficit sotto il 3% e l’aumento del debito pubblico fino al 137,1% del Pil secondo i dati di Eurostat impone uno stop immediato di questa agonia che sta facendo male all’Italia. Giorgetti venga in aula e dica se esiste una proposta per il Paese che non sia solo tirare a campare

La conferenza stampa a Palazzo Chigi

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