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Trump annuncia l’accordo con l’Iran entro “due o tre giorni”, ma il Libano resta sotto le bombe

Teheran conferma il negoziato tramite il Pakistan, ma chiede una tregua “globale”. Raid israeliano su Tiro, almeno otto morti. Flotilla: Tajani respinge gli insulti di Ben Gvir all’Italia
mercoledì, 10 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Washington sarebbe nelle “fasi finali” di un accordo con Teheran che potrebbe essere firmato entro “due o tre giorni”. Ottenuta la firma, lo Stretto di Hormuz sarà riaperto “immediatamente” e gli Stati Uniti potranno dichiarare una “vittoria totale”. Lo ha annunciato Donald Trump dopo due giorni di pressioni su Benjamin Netanyahu. Trump ha raccontato di avere avvertito il Premier israeliano che, se avesse continuato ad attaccare l’Iran mettendo a rischio il negoziato, avrebbe potuto ritrovarsi “da solo”. Secondo Washington, gli attacchi israeliani erano già in corso quando gli Stati Uniti sono stati informati, ma il Presidente Usa avrebbe ottenuto di limitarli. Alla Bbc ha rivendicato la propria influenza su Netanyahu: “Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa”. L’annuncio arriva Teheran ha confermato il canale negoziale. Il rappresentante iraniano all’Onu, Saeed Iravani, ha detto che Stati Uniti e Iran stanno scambiando proposte per definire un Memorandum d’intesa con la mediazione del Pakistan. L’intesa non è ancora chiusa, ma Teheran spera di concludere entro fine mese.

Il fronte iraniano

Iravani ha però precisato che il cessate il fuoco dovrà essere “globale” e riguardare “l’intera regione, Libano compreso”. Secondo Al Arabiya, Islamabad lavora a un accordo già questa settimana. Nelle stesse ore il capo dell’esercito pachistano Asim Munir ha incontrato a Rawalpindi il comandante delle forze armate libanesi Rodolphe Haykal per discutere di sicurezza regionale e cooperazione militare. Sul terreno il quadro resta instabile. La televisione iraniana ha riferito la morte di due militari della difesa aerea negli attacchi israeliani del giorno precedente, Bahman Hosseini e Ali Reza Abiri. Immagini satellitari citate dai media israeliani potrebbero mostrare danni alla base aerea di Ramat David, nel nord di Israele, forse colpita da missili iraniani. Nel Golfo un elicottero Apache americano è precipitato vicino allo Stretto di Hormuz. I due piloti sono salvi, ma le cause restano da chiarire. Israele ha anche intercettato un velivolo proveniente dallo Yemen nella zona di Eilat, senza feriti.

Il Libano sotto attacco

Il fronte più aperto resta il Libano. Mentre tra Israele e Iran le armi sembrano essersi fermate, nel sud libanese sono proseguiti i raid israeliani. A Tiro un attacco ha provocato almeno otto morti, secondo Al Jazeera Arabic. In mattinata il ministero della Sanità libanese aveva parlato di cinque vittime e otto feriti, tra cui quattro operatori della Croce rossa. Prima del raid, l’esercito israeliano aveva ordinato l’evacuazione di Tiro, compresi zona cristiana, campi profughi e quartieri circostanti, accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco e colpire il fronte interno israeliano. Al confine, l’Idf ha riferito di avere ucciso un uomo armato infiltratosi dal Libano meridionale vicino a Margaliot, dopo che avrebbe aperto il fuoco contro un contingente israeliano. Ai residenti è stato chiesto di restare in casa. Il comandante dell’Unifil ha definito il cessate il fuoco “fragile” e ha avvertito che Hezbollah conserva la capacità di rallentare le operazioni israeliane. La tregua regionale resta quindi più un obiettivo diplomatico che una realtà sul campo.

Lo scontro con Roma

Cresce anche la tensione tra Italia e Israele. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, indagato dalla procura di Roma per tortura e sequestro di persona nell’inchiesta sugli attivisti italiani della Flotilla diretta a Gaza, ha definito l’Italia “il Paese delle ciabatte”. Antonio Tajani ha replicato davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato: parole “inaccettabili” e “non degne di un ministro”. Il titolare della Farnesina ha ricordato che l’Italia è “un Paese amico di Israele” e ha aggiunto che quelle frasi dimostrano “il livello politico e morale di questo signore”. Sempre sul dossier Flotilla, decine di attivisti di tredici Paesi hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere il rilascio dei dieci volontari umanitari detenuti in Libia. Global Sumud Flotilla riferisce proteste davanti ad ambasciate libiche e ministeri degli Esteri in diversi Paesi.

Palestina

A Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato di avere colpito il quartier generale della polizia marittima di Hamas a Khan Yunis, accusando il movimento di usare la struttura per ricostruire capacità operative in violazione del cessate il fuoco. In Cisgiordania, media palestinesi hanno denunciato nuovi attacchi di coloni contro villaggi nell’area di Nablus, Gerusalemme, Betlemme e Ramallah.

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