L’Ucraina porta sempre più in profondità la guerra sul territorio russo. Kiev ha rivendicato una serie di attacchi contro infrastrutture militari e industriali a centinaia di chilometri dal confine: il centro aerospaziale Progress di Samara, una base aerea nella regione di Nižnij Novgorod e un impianto petrolifero a Ust-Luga. “È importante che il potenziale bellico della Russia venga ridotto”, ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky, definendo le operazioni parte di un piano sistematico di attacchi a lungo raggio.
A Samara, circa 900 chilometri dall’Ucraina, missili FP-5 Flamingo di produzione ucraina hanno colpito il Progress Rocket and Space Center, una delle principali imprese di Roscosmos. Lo stabilimento produce componenti elettronici e soprattutto i vettori Soyuz utilizzati per mettere in orbita satelliti militari, da ricognizione e per le comunicazioni. Secondo lo Stato maggiore ucraino, tra questi vi sono i Soyuz-2.1b destinati alla costellazione Rassvet, il sistema russo di comunicazioni satellitari a banda larga presentato da Mosca come alternativa a Starlink. Il centro realizza inoltre satelliti per l’osservazione terrestre utilizzati anche a fini di intelligence.
Zelensky ha parlato di “nuovi risultati significativi”, sottolineando la capacità dei nuovi missili ucraini di raggiungere obiettivi a quasi mille chilometri dal confine. Colpito anche l’aeroporto militare di Savasleyka, nella regione di Nižnij Novgorod, circa 700 chilometri dall’Ucraina. Kiev ha riferito di esplosioni e di un incendio nella base, utilizzata dai MiG-31K in grado di trasportare i missili aerobalistici Kinzhal impiegati negli attacchi contro le città ucraine. Zelensky ha inoltre confermato danni a un impianto petrolifero di Ust-Luga, sul Baltico, a oltre 800 chilometri dal confine.
Mosca ammette difficoltà con la benzina
Gli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche stanno intanto creando problemi all’approvvigionamento russo. Il governo di Mosca ha riconosciuto che “la situazione rimane tesa in diverse regioni del Paese” per la disponibilità di carburante nelle stazioni di servizio. Particolarmente colpita la regione di Krasnodar, sul Mar Nero. Il governatore Veniamin Kondratyev ha riferito che le compagnie petrolifere hanno nuovamente imposto limiti alle quantità distribuite e ridotto gli orari di apertura dei distributori.
Il vicepremier Aleksandr Novak ha ordinato il monitoraggio dei prezzi e un aumento delle forniture verso le aree maggiormente in difficoltà. La guerra continua anche nei porti. Una nave battente bandiera di San Marino, con 23 persone a bordo, è stata colpita venerdì da due droni al largo di Novorossiysk. Due marinai siriani sono rimasti feriti ma non sarebbero in pericolo di vita. L’equipaggio ha spento gli incendi e la nave ha proseguito autonomamente verso la Turchia.
Rinforzi ucraini nel Donbas
Sul fronte, Zelensky ha annunciato rinforzi nei settori di Sloviansk e Kostiantynivka, nella regione di Donetsk. “Prevedo che entro agosto saranno eliminati almeno 30 mila occupanti”, ha affermato, aggiungendo che Kiev deve reperire nuovi finanziamenti per droni, tecnologie militari e difesa durante l’autunno e l’inverno. Pesante anche il bilancio degli attacchi russi. A Marhanets, nella regione di Dnipropetrovsk, un drone ha colpito un edificio residenziale uccidendo un bambino di tre mesi. Undici persone sono rimaste ferite, sette gravemente, tra cui due bambini di cinque e dodici anni.
Nella regione di Sumy le autorità hanno riferito un altro morto e almeno quattro feriti. Sul piano diplomatico, secondo il New York Times, Francia e Germania, con il Regno Unito, stanno lavorando a un formato negoziale che garantisca all’Europa un ruolo negli eventuali colloqui sulla fine della guerra. Parigi, Berlino e Londra intendono coinvolgere anche Italia, Polonia, Paesi nordici e successivamente l’Unione europea. Mosca, intanto, ha chiesto chiarimenti a Stati Uniti e Turchia sulle notizie di un possibile trasferimento a Kiev di un “consistente arsenale” americano custodito in territorio turco, avvertendo che l’operazione provocherebbe “gravi danni” alle relazioni con Washington e Ankara.





