C’è un numero che il Governo ha scelto di trasformare nel simbolo della ‘Giornata del Made in Italy’: mille. Tanti sono i marchi storici di interesse nazionale entrati nel registro del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un elenco che raccoglie i nomi, le aziende e i prodotti che hanno attraversato generazioni e continuano a raccontare, dentro e fuori i confini nazionali, un pezzo dell’identità italiana. Per celebrare il traguardo ieri il Presidente del Giorgia Meloni ha affidato a un videomessaggio il suo pensiero. Il tono è stato quello delle occasioni che il Governo considera simboliche: un richiamo all’ingegno, alla creatività, alla manifattura e a quell’insieme di qualità che, nelle parole del Premier, fanno dell’Italia “la nazione del bello, del buono e del ben fatto”.
“Oggi celebriamo quello che sappiamo fare meglio, quello che ci rende amati e apprezzati nel mondo”, ha detto con orgoglio il Primo Ministro. E il traguardo dei mille marchi, ha aggiunto, racconta “il talento dei nostri imprenditori, la vitalità delle nostre imprese, la capacità di non fermarsi davanti alle difficoltà”.
Economia italiana
Il registro dei marchi storici è nato per tutelare le aziende che da almeno cinquant’anni legano il proprio nome a un prodotto, a un territorio o a una filiera. Dietro quelle mille insegne ci sono fabbriche, laboratori, imprese familiari diventate gruppi industriali, distretti che hanno costruito nel tempo un’identità riconoscibile. Ci sono marchi della moda, dell’agroalimentare, della meccanica, dell’arredo, della farmaceutica. E c’è una parte consistente dell’economia italiana. Secondo i dati richiamati da Meloni il sistema dei marchi storici produce quasi 100 miliardi di euro di fatturato e dà lavoro a oltre 350mila persone. Numeri che l’esecutivo utilizza per sostenere una linea politica fondata sulla difesa della manifattura nazionale e sul rafforzamento delle imprese che esportano.
Nel videomessaggio il Premier ha rivendicato le misure adottate dall’esecutivo in questi mesi: dalla legge sul Made in Italy al provvedimento dedicato alle piccole e medie imprese, fino agli investimenti nella formazione e nella trasmissione delle competenze.
Competizione globale
L’idea è quella di tenere insieme tradizione e mercati internazionali. Da una parte la tutela dei prodotti e delle filiere che rappresentano il Paese, dall’altra la necessità di accompagnare le aziende nella competizione globale, aiutandole a entrare in nuovi mercati. È in questo quadro che il Governo legge anche i risultati dell’export. L’Italia, ha ricordato sempre Meloni, è salita al quinto posto tra i Paesi esportatori, superando Corea del Sud, Repubblica di Corea e avvicinandosi al Giappone.
Un risultato che è arrivato in una fase segnata da tensioni internazionali, rallentamento dell’economia europea e aumento dei costi per le imprese. Proprio per questo, nel messaggio del Presidente del Consiglio il traguardo dei mille marchi assume un valore che va oltre il dato economico. “Ci racconta un’Italia che non si è mai accontentata e che ha sempre sognato in grande”, ha aggiunto il Primo Ministro per un Paese che, nella narrazione del governo, continua a trovare nella produzione, nell’artigianato e nella capacità di innovare una delle sue risorse principali.
Il richiamo finale è rivolto direttamente a imprenditori e lavoratori: “Credete nell’Italia, credete nelle nostre e nelle vostre potenzialità”, ha concluso Meloni.





