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Burocrazia, costo nascosto per le imprese: pesa quasi il 3% del fatturato e vale 12 miliardi l’anno

Secondo le stime di Confesercenti, gli adempimenti amministrativi costano in media quasi 10mila euro l’anno per impresa. A pagare il conto più salato sono le attività del turismo, in particolare quelle alberghiere
lunedì, 15 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Gli adempimenti burocratici rappresentano una delle voci di costo più rilevanti per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, soprattutto per le micro e piccole attività. Una vera e propria “burocratax” occulta che, secondo le stime di Confesercenti, assorbe ogni anno quasi il 3% del fatturato aziendale. In media, ogni impresa sostiene oltre 10mila euro di costi annui per adempiere alle procedure necessarie al mantenimento dell’attività. Un esborso complessivo che raggiunge i 12 miliardi di euro l’anno e che contribuisce ad aumentare sensibilmente il carico complessivo che grava sul sistema produttivo. Il peso della burocrazia, tuttavia, non si misura soltanto in termini economici: incide anche sul tempo dedicato alla gestione delle pratiche, ai rapporti con la Pubblica amministrazione e all’adeguamento continuo alle disposizioni normative.

15 anni ma niente semplificazioni

Negli ultimi quindici anni il tema della semplificazione amministrativa è rimasto costantemente al centro del confronto tra Governi, amministrazioni territoriali e rappresentanze delle imprese. L’introduzione del portale “Impresa in un giorno” e del modello SUAP aveva segnato un passaggio importante verso la creazione di un punto unico di accesso per l’avvio e la gestione delle attività economiche. Un progetto innovativo che, però, non ha ancora espresso pienamente le proprie potenzialità.

L’agenda delle riforme

La questione è tornata con forza nell’agenda delle riforme grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che ha collegato la riduzione degli oneri burocratici agli obiettivi di competitività del sistema economico e di rafforzamento della capacità amministrativa. L’Agenda per la semplificazione 2020-2026 ha previsto interventi di reingegnerizzazione dei procedimenti, standardizzazione della modulistica, digitalizzazione delle pratiche e realizzazione di un catalogo unico dei regimi amministrativi, fissando l’obiettivo di semplificare centinaia di procedure entro il 2026.

Tante proposte ma niente svuota

Nonostante l’ampia consapevolezza del costo economico della burocrazia, i risultati ottenuti finora restano però limitati e insufficienti. La riduzione degli oneri amministrativi non è ancora percepibile in modo strutturale dalle imprese. A frenare il cambiamento continuano a essere tre criticità principali: l’eccessiva stratificazione normativa, la disomogeneità territoriale nell’applicazione delle regole e la continua introduzione di nuovi obblighi formali che finiscono per sostituirsi ai precedenti senza produrre una reale semplificazione. Nel mondo del lavoro, in particolare, la sovrapposizione delle disposizioni normative rende la gestione aziendale sempre più complessa e onerosa.

Gli adempimenti inutili e costosi

Commercio, ricettività e pubblici esercizi condividono un nucleo comune di obblighi amministrativi, fiscali, contributivi e relativi a lavoro, sicurezza e privacy. A questi si aggiungono però adempimenti specifici legati alle peculiarità dei singoli settori.

Turismo e alberghi i più penalizzati

L’analisi di Confesercenti, riferita alle imprese fino a 49 addetti, stima che il costo annuo degli adempimenti necessari a mantenere operativa un’attività sfiori i 10mila euro per impresa. I costi più elevati si registrano nel comparto turistico, in particolare per le strutture alberghiere, dove la spesa supera mediamente i 14mila euro annui. Un dato significativo è che circa l’80% di tali costi deriva dall’acquisto di servizi professionali esterni necessari per gestire correttamente gli obblighi amministrativi.

Il costoso freno della burocrazia

Nel complesso, la burocrazia continua dunque a rappresentare un freno alla competitività delle imprese italiane, incidendo per quasi il 3% sul fatturato aziendale e sottraendo risorse economiche e organizzative che potrebbero essere destinate a investimenti, innovazione e crescita.

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