Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro i porti iraniani continua a essere contestato sul campo e sul piano diplomatico, mentre si riaprono spiragli negoziali e cresce la pressione internazionale per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il dispositivo statunitense coinvolge oltre 10.000 militari e almeno una dozzina di unità navali dispiegate tra Golfo Persico, Golfo di Oman e Mar Arabico. Secondo un’analisi di BBC Verify basata su dati di tracciamento, almeno quattro navi legate all’Iran hanno attraversato lo Stretto dopo l’avvio del blocco. Tra queste la portarinfuse Christianna, partita dal porto iraniano di Bandar Iman Khomeini, e la petroliera Murlikishan, salpata dalla Cina. Anche la Elpis, proveniente da Bushehr, e la Rich Starry, già sanzionata da Washington, hanno transitato nell’area.
Le imbarcazioni non risultavano dirette verso porti iraniani e quindi non rientravano formalmente nelle restrizioni previste dal dispositivo statunitense. Il dato conferma i limiti della misura americana, che non riguarda l’intero traffico nel Golfo ma solo le navi dirette verso porti iraniani o in uscita. Un margine che consente passaggi legali, ma alimenta le tensioni. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha riferito che almeno sei navi mercantili hanno invertito la rotta dopo l’entrata in vigore del blocco. Donald Trump ha minacciato una linea dura: le imbarcazioni che violeranno il blocco “saranno eliminate”. Teheran ha reagito definendo l’operazione un “atto di pirateria”, mentre l’ambasciatore iraniano all’Onu ha parlato di “chiara violazione della sovranità”.
Diplomazia
Sul fronte negoziale, i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano in stallo ma non interrotti, con un possibile nuovo incontro nel fine settimana senza una data ancora fissata. Secondo fonti citate da Reuters, le delegazioni potrebbero incontrarsi di nuovo nel fine settimana, con disponibilità tra venerdì e domenica. Trump ha però escluso Islamabad come sede futura: “Abbiamo in mente un altro luogo”. Il nodo resta il nucleare: Teheran avrebbe proposto una sospensione dell’arricchimento dell’uranio per cinque anni, giudicata insufficiente da Washington, che chiede uno stop molto più lungo e garanzie sul materiale già prodotto. Il rientro della delegazione iraniana dai colloqui si è svolto sotto minaccia. Un membro del team, Mohammad Marandi, ha parlato di “informazioni attendibili” su un possibile attentato contro l’aereo dei negoziatori, costringendo a un atterraggio d’emergenza a Mashhad e a un rientro via terra.
Energia e trasporti
Una nota congiunta di Agenzia Internazionale dell’Energia, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale parla di impatto “rilevante e fortemente asimmetrico”, con rischi maggiori per i Paesi importatori di energia. L’Unione europea non segnala al momento carenze, ma avverte che “potrebbero verificarsi problemi di approvvigionamento nel prossimo futuro, in particolare per il carburante per aerei”, ha detto la portavoce Anna-Kaisa Itkonen. Le compagnie aeree europee hanno chiesto misure di emergenza, tra cui acquisti congiunti di cherosene e sospensione di alcune tasse.
Vertice di Parigi
In questo quadro si allarga il fronte dei Paesi contrari al blocco. Il Qatar ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto: “La sicurezza di Hormuz non può essere minacciata da nessuna parte e non ci dovrebbero essere precondizioni”. Francia e Regno Unito lavorano a una risposta autonoma. Venerdì a Parigi Emmanuel Macron e il premier Keir Starmer presiederanno una conferenza dei Paesi “non belligeranti” per organizzare una missione “puramente difensiva” volta a garantire la libertà di navigazione. L’ipotesi è un sistema di scorta a petroliere e cargo. A livello internazionale, si sono incontrati a Pechino il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il presidente degli Emirati Khaled bin Mohamed bin Zayed, mentre la Cina ha criticato il blocco definendolo “pericoloso e irresponsabile” e accusando gli Stati Uniti di compromettere la stabilità della regione e la tregua in corso.
Israele-Libano
Sul fronte regionale, nel frattempo Washington ha avviato un canale parallelo in Medio Oriente. Al Dipartimento di Stato si sono tenuti i primi colloqui diretti tra Israele e Libano da decenni, con la partecipazione degli ambasciatori dei due Paesi. Sul terreno, però, la tensione resta alta. Dieci soldati israeliani sono rimasti feriti, tre in modo grave, in scontri con Hezbollah a Bint Jbeil, nel sud del Libano.





