mercoledì, 8 Luglio, 2020
Attualità

Lettera aperta a Maria Fida Moro

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Cara Maria Fida, il tuo bellissimo articolo sulla Discussione mi ha colpito e commosso, mi ha insegnato alcune cose che non sapevo e mi ha indotto a delle riflessioni. La grandezza morale e politica di Aldo Moro la riconoscono tutti, anche i suoi più acerrimi nemici. Questi tre piccoli episodi, Pascoli li definirebbe myricae, assumono però un certo significato alla luce dei nostri giorni. Il primo ha qualcosa di comico. Da studente liceale ero molto diligente e non mi piaceva essere interrotto mentre studiavo. Un mio compagno aveva una stupefacente capacità di imitare le voci e per ben due volte nello stesso pomeriggio telefonò a casa fingendo di essere Aldo Moro che cercava mio padre.

Alla terza telefonata persi la pazienza, e dopo aver usato una espressione cara a Beppe Grillo, chiusi il telefono. Immagina lo sconcerto quando il giorno dopo il mio compagno mi disse che lui aveva telefonato due sole volte, e la preoccupazione di incontrare mio padre tornando a casa. Tuo padre non si sarà spiegato il mio comportamento, comunque ci passò sopra e non rivelò nulla. Solo una persona di animo buono e conscia della sua grandezza non si sente minimamente scalfito da un episodio simile. Seconda testimonianza: sempre nella stessa epoca con alcuni miei compagni di classe stavamo giocando a pallone al foro italico, quando vediamo avvicinarsi, Moro, allora ministro degli esteri, che stava facendo un passeggiata accompagnato da un signore, probabilmente un agente in borghese. Lo fermiamo e cominciamo a discutere con lui di politica. Ci ascoltava con attenzione e ci dava risposte piene di amore per la democrazia e senso dello stato. Immagina se ora, in assenza di giornalisti e di cine operatori televisivi presenti allo scopo di documentarne la disponibilità, sia possibile ripetere la stessa scena con Conte o con Di Maio. Ultimo episodio.

Le elezioni del 1976 si presentavano difficili e moltissimi commentatori si aspettavano il sorpasso del Partito Comunista Italiano sulla Democrazia Cristiana. Con la legge proporzionale con preferenze è importantissimo, per prevalere nella competizione, disporre di ottimi candidati che venivano scelti a livello locale, tranne una piccola quota riservata alle decisioni della direzione del partito; e già questo è una dimostrazione della organizzazione democratica della Democrazia Cristiana.  Tra le altre candidature in discussione nella Direzione del Partito c’era anche quella di Tommaso Morlino e di Giorgio De Giuseppe. Per il Collegio di Gallipoli-Galatina che era un collegio difficile Moro che allora era presidente del partito sosteneva Morlino e Gaspari che era capo dell’Ufficio Elettorale consigliava De Giuseppe perché più forte sul territorio mentre Morlino poteva andare in un collegio sicuro come quello di Lecco. Le due proposte furono messe ai voti e prevalse la proposta di Gaspari.

Ve lo immaginate ora negli attuali partiti personali un episodio simile? Ritenete possibile che un leader attuale accetti una decisione democratica della direzione del suo partito e non se n’‘abbia a male? Questa la grandezza di quel partito che poteva annoverare tra le sue file uomini come Aldo Moro! Quelle elezioni videro la Democrazia Cristiana ben avanti al Partito Comunista con il 38,8% ma quello che più meraviglia è una partecipazione al voto del 91%. Tornando, cara Maria Fida, alla metafora calcistica in Inghilterra si dice che squadra che vince non si cambia quindi squadra che perde si deve cambiare ma da 1994 ad oggi qualsiasi squadra scenda in campo di destra o di sinistra fa solo disastri. E’ per questo che metà dell’elettorato, ormai disorientato, diserta le urne. Gli ideali per una forza di centro ci sono ed hanno avuto una gloriosa sperimentazione in passato. A rialzare quella bandiera caduta in terra ci vorrebbe però un nuovo don Sturzo, o un de Gasperi o un Aldo Moro. Noi però non dobbiamo perderci d’animo, ciascuno dia, piccolo o grande che sia, il suo contributo e confidiamo nella Provvidenza.

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