sabato, 30 Maggio, 2020
Economia

Ricognizione di Confcommercio per testare la ripartenza: al lavoro 800 mila imprese. Ecco i settori produttivi che riaprono

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Luci e ombre, tra timori e slanci, tra preoccupazioni e dubbi sulla tenuta economica e i rischi sanitari. Per la Confcommercio la prova ripartenza è stata superata per quasi 800mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che hanno ripreso l’attività dopo oltre due mesi di forzata chiusura. Vediamo in breve la situazione da come emerge dalle rilevazioni delle Federazioni di settore aderenti a Confcommercio. Primo ad essere censito il settore moda.

“Oltre il 90% del fashion retail ha riaperto in sicurezza”, scrive la Confederazione, “Per gli operatori è stato un po’ come il primo giorno di scuola. Per i clienti, è stato come tornare al piacere di gratificarsi con un acquisto di moda. La partenza  per certi aspetti è stata incoraggiante e ha evidenziato come sia forte il desiderio di ritorno alla normalità con il piacere di effettuare un primo acquisto. Tra i prodotti più richiesti intimo, pantaloni e camicie, scarpe e accessori.

Per la Fipe, ripresa in chiaro scuro, la ristorazione ha un avvio lento. “Ha aperto il 70% dei bar e dei ristoranti, tutti ben equipaggiati di mascherine e gel disinfettanti, ma con personale ridotto: il 40% dei dipendenti – pari a circa 400mila unità – infatti, è rimasto a casa. Tanti sono i titolari che utilizzano i divisori all’interno del ristorante, soprattutto nell’area cassa, quasi nessuno sui tavoli”.

Per la vendita ambulante la situazione è variegata secondo le decisioni delle Regioni.
“A Roma”, osserva la Confcommercio, “tutti aperti i mercati coperti e su area attrezzata. I mercati periodici, diversamente dal resto della regione, sono ancora chiusi come in Piemonte, Sicilia e in parte della Lombardia, compresa Milano. In Campania resta consentita soltanto l’attività di vendita dei prodotti alimentari. Nel resto del Paese le aperture sono a macchia di leopardo, nel senso che sono state autorizzate ma le difficoltà di carattere organizzativo e logistico legate alla necessità di ridefinire i layout mercatali in conseguenza dell’applicazione delle misure di sicurezza stanno creando notevoli problemi.

Complessivamente la percentuale dei mercati riaperti con tutte le merceologie si aggira intorno al 50%-60% del totale”. La “Federpreziosi” ha risposto unita e in coro all’appello della ripartenza ed ha visto praticamente tutti i gioiellieri rispondere positivamente, “già preparati con i dispositivi e le misure di prevenzione previste, e le infografiche esposte all’ingresso e nelle vetrine. Solo alcuni hanno ritardato, giusto per completare in maniera puntuale le dettagliate procedure che già predisposte”, rivela la Confederazione, “C’è spazio anche per qualche aneddoto: la prima vendita è stata un ciondolo – regalo “in sospeso” per la festa della mamma – acquistato da un ragazzino. Significativi gli applausi da parte dei passanti/amici e dei commercianti dei negozi vicini non coinvolti nel lockdown nel momento in cui un orafo del centro storico ha rialzato la serranda tornando ad illuminare la strada con le sue vetrine”.
Per la Federmobili giornata di riapertura.

“La quasi totalità dei negozi di arredamento ha riaperto le porte al pubblico nella giornata di martedì 19 maggio contro l’80% della prima giornata”, fa presente la Confcommercio, “Una delle difficoltà maggiori incontrate dagli operatori è stata capire come procedere per un’adeguata sanificazione dei locali e dei prodotti in esposizione, come pure organizzare gli spazi riservati agli uffici di progettazione accessibili al cliente rispettando i distanziamenti prescritti”.

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