giovedì, 24 Giugno, 2021
Società

Basta divisioni! Lavoriamo per l’unità della Chiesa!

Un commento di Fra’ Emiliano Antenucci

Viviamo un momento drammatico per l’umanità, ma anche per la Chiesa. Giornali che scrivono fiumi di parole: papa contro Cei, Benedetto XVI in contrapposizione con papa Francesco, tradizionalisti contro progressisti e viceversa. Basta divisioni, confusione e smarrimento! Gesù è il Buon Pastore che vuole l’unità del suo gregge, e tutti abbiamo il dovere di lavorare per l’unità. Leggendo diverti articoli scritti da cristiani, si legge l’accanimento e la polemica, non per costruire, ma per distruggere. La parola “polemica”, etimologicamente viene da guerra, dove c’è la guerra, non c’è la pace ed è difficile scorgere Dio.

È urgente la comunione, la misericordia, ma anche ci vuole per tutti noi una “FASE FEDE”. In questo tempo è messo a dura prova la nostra umanità e la nostra fede. Ci sono tanti piccoli e insidiosi virus che si stanno diffondendo e che nuocciono gravemente alla salute dell’anima e del corpo: la rabbia, l’aggressività verbale e digitale, lo smarrimento, la paura, la depressione, la disperazione. Contro la Babele delle chiacchiere e dell’odio, dobbiamo costruire la civiltà del rispetto e dell’amore. Papa Francesco ci ricorda: “Fare l’unità della Chiesa, costruire la Chiesa, questo tempio, questa unità della Chiesa: questo è il compito di ogni cristiano, di ognuno di noi.

Padre Emiliano Antenucci con Papa Francesco e l’icona della Vergine del Silenzio

Quando si deve costruire un tempio, un palazzo si cerca un’area edificabile, preparata per questo. La prima cosa che si fa è cercare la pietra di base, la pietra angolare dice la Bibbia. E la pietra angolare dell’unità della Chiesa o meglio la pietra angolare della Chiesa è Gesù e la pietra angolare dell’unità della Chiesa è la preghiera di Gesù nell’Ultima Cena: ‘Padre, che siano uno!’. E questa è la forza!”.
Risuonano profetiche le parole di Carlo Carretto: “Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo! Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello. Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure. No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te. E poi, dove andrei? A costruirne un’altra?

Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo”.

La Chiesa siamo tutti noi, alle volte proprio dalle delusioni vengono le grandi missioni, proprio dai fallimenti le risorse per il cambiamento. Non basta fare analisi, denunciare, criticare, siamo bravi tutti, ma bisogna annunciare Cristo, proporre qualcosa di nuovo, creare alternative di pastorale e di evangelizzazione. Tempo fa un signore mi ha dato un fascicolo con centinaia di pagine contro papa Francesco, gli ho risposto: “Trovami un santo nella storia della Chiesa che ha contestato il papa! È in gioco la tua santità quando parli male del papa!”.

Papa Francesco è un profeta, e come tutti i profeti, passa per la via dell’incomprensione e dell’umiliazione, ascoltiamo il suo magistero concreto e le sue encicliche di gesti, lavoriamo in maniera urgente per l’unità, comporterà tanta sofferenza, ma è un po’ partecipare alla sofferenza della notte del Getsemani, dove anche gli apostoli scappano e sono smarriti, arriverà per tutti la Pentecoste: le divisioni ricucite, le liti pacificate e le guerre finite.

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