mercoledì, 29 Maggio, 2024
Lavoro

In Italia in dieci anni aumentate le imprese di migranti di oltre 40%

Promuovere queste imprese anche come “ponti trasnazionali”

L’Unione europea, con 37,5 milioni di residenti stranieri, si conferma come una destinazione privilegiata per i migranti internazionali, portatori di una vasta gamma di talenti e competenze sui quali spesso poggiano interessanti aspirazioni imprenditoriali. In Italia si concentra un sesto dei lavoratori autonomi stranieri rilevati nell’Ue. Lo scrive il nuovo Rapporto Immigrazione e Imprenditoria curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con CNA e presentato al Parlamento europeo. “Le imprese gestite dagli stranieri non solo contribuiscono in modo significativo alla crescita economica dell’Ue, peraltro esercitando un impatto per induzione sulla generazione di ulteriori imprese e opportunità occupazionali, ma arricchiscono anche il tessuto sociale e culturale del continente, fungendo in molti casi da ponti transnazionali tra Paesi di arrivo e di origine, e consentendo così fruttuosi scambi e intrecci interculturali.” Tuttavia mancano “misure di sostegno mirate” e persistono “troppi ostacoli di natura giuridica, culturale e linguistica” che andrebbero rimossi.

Imprenditoria immigrata in Italia

In Italia, dove si concentra un sesto dei lavoratori autonomi stranieri rilevati nell’Ue, il Rapporto evidenzia una ininterrotta espansione dell’imprenditoria immigrata, anche in periodi di crisi e in controtendenza con l’andamento delle imprese autoctone, tendenti al ristagno o addirittura alla contrazione. Nel periodo 2011-2022, mentre le imprese gestite da italiani hanno conosciuto una flessione del 5,0%, quelle condotte da migranti hanno registrato un aumento di ben il 42,7%. Questo trend ha portato il numero totale di imprese gestite da migranti a 647.797 nel 2022, con una incidenza 10,8% del totale nazionale, a fronte del 7,4% registrato nel 2011. “L’imprenditorialità immigrata si conferma quindi non solo come un pilastro dell’economia italiana, ma anche come un esempio di dinamismo e resilienza”: gli imprenditori immigrati hanno meno di 50 anni nel 75,8% dei casi contro il 55,4% degli italiani.

Epicentri Milano e Roma

Questo tipo di imprese sono per il 77,3% in Lombardia e Lazio; ovvero a Milano e Roma, città che emergono come principali epicentri di queste attività che contano rispettivamente 124mila e 81mila imprese. Le ditte individuali dominano il panorama imprenditoriale tra gli immigrati, costituendo quasi i tre quarti (480mila, pari al 74,1%) di tutte le attività da loro gestite. Tuttavia, nel corso degli anni si è notato un continuo consolidamento della struttura imprenditoriale a guida alloctona, con un progressivo aumento delle società di capitale (119mila, il 18,4%).

Servizi, commercio e edilizia

Guardando più da vicino, emerge chiaramente che i servizi sono il fulcro principale delle attività gestite dagli immigrati, costituendo il 59,0% del totale. A livello di comparti primeggia il commercio con il 31,8%, seguito da vicino dall’edilizia con il 23,9%. Il 79,1% dei titolari di imprese immigrate è di origine non comunitaria, con una marcata predominanza di marocchini (60mila), romeni (52mila) e cinesi (51mila). Le donne immigrate imprenditrici incidono per il 24,6% del totale. “Dal nostro lavoro – sottolinea Luca Di Sciullo, il presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – emerge chiaramente la notevole convenienza, per l’Italia, nel promuovere e rendere quanto più solido il sistema delle imprese immigrate sul territorio, nella misura in cui costituiscono una potenziale e ‘fisiologica’ rete-ponte tra l’economia e il mercato italiani e i Paesi e le aree di origine degli imprenditori immigrati.”

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