martedì, 26 Ottobre, 2021
Economia

Emergenza gas. Europa al lavoro. Italia, meno Iva anche sul metano

L’aumento dei prezzi dell’energia, soprattutto per l’autotrazione, preoccupa tutte le principali economie. L’Unione europea per  ha convocato una  riunione ministeriale straordinaria  per il 26 ottobre prossimo.

L’Italia sta partecipando attivamente ai tavoli e ai Consigli europei dedicati all’analisi dell’aumento dei prezzi dei carburanti. In sede Ue presenterà, infatti, richiesta di molte più risorse di quelle finora rese disponibili, esortando ad agire, non solo sugli effetti dell’aumento dei costi dell’energia, ma anche sulle relative cause, attraverso un ulteriore rafforzamento dei meccanismi del mercato europeo. Sul fronte interno, il governo è già intervenuto con due decreti d’urgenza per mettere a riparo dagli aumenti i soggetti più esposti e maggiormente vulnerabili. A salvaguardia, poi, da possibili fenomeni speculativi sui prezzi, si sono attivati l’”Osservatorio prezzi carburanti” del ministero dello Sviluppo economico, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Guardia di finanza.

Forti nell’approvvigionamento, più deboli nel riempimento stoccaggi

A tutela parziale del sistema italiano esiste un approvvigionamento del gas naturale storicamente tra i più diversificati d’Europa, con cinque gasdotti di importazione alimentati da produzioni provenienti da Russia, Algeria, Nord Europa, Libia e Azerbaijan. L’Italia, inoltre, può contare su una produzione nazionale che fornisce circa il 10% dei consumi interni annui, su tre rigassificatori e su un discreto numero di siti di stoccaggio che garantiscono la sicurezza della fornitura giornaliera, compresi i picchi di richieste. Semmai alcune debolezze vanno ascritte al livello di riempimento degli stoccaggi italiani, attualmente leggermente al di sotto della media degli ultimi anni. Di eventuali difficoltà del sistema nel coprire la domanda nel periodo invernale se ne occuperà a breve il “Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema nazionale del gas naturale”. Ma per ora si tratta di 92 miliardi di metri cubi del periodo estivo contro i 73 miliardi di metri cubi che normalmente il Paese utilizza.

Possibile riduzione dell’Iva sul metano

La componente fiscale, sia per la benzina sia per il metano, che maggiormente incide sui prezzi è l’Iva rispetto alla accisa che offre, dunque, pochi margini di manovra. “È possibile ipotizzare – ha annunciato il ministro della Transizione Ecologica Cingolani, rispondendo in Aula alla Camera a un question time – una temporanea riduzione dell’aliquota Iva” sul metano, per la quale il ministero dell’Economia “dovrebbe avviare una preventiva consultazione al Comitato Iva Ue e individuare adeguate coperture di bilancio”. In ogni caso, un intervento sui prezzi energetici “richiederebbe molte più risorse di quelle finora rese disponibili – ha commentato il ministro – e un coordinamento a livello europeo”.

Ancora non è possibile rinunciare al gas

Dal punto di vista della sicurezza ambientale, Cingolani ha ammesso che l’utilizzo del gas sarà ancora necessario nel breve-medio periodo per ultimare il percorso di transizione energetica verso l’obiettivo di de-carbonizzazione nel 2050. In particolare, resta la necessità di fornire al sistema elettrico la flessibilità richiesta per consentire una progressiva immissione di generazione elettrica da energie rinnovabili variabili. Ma “fino a quando il Pitesai non verrà approvato definitivamente – ha garantito Cingolani – non saranno concesse nuove autorizzazioni per attività di ricerca e produzione di idrocarburi”. E questo riguarda anche le autorizzazioni ancora vigenti, ma sospese per legge, che dovranno comunque attendere il ‘via libera’ definitivo al Piano.

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