Sono i dati di Domina l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico che con puntualità pone in evidenza l’andamento di contratti, norme e difficoltà di un settore che coinvolge sempre di più le famiglie italiane. Lo scorso anno le assunzioni hanno superato i licenziamenti di quasi 124 mila unità, mentre l’anno precedente il saldo era pari solo a 15 mila. Il confronto tra i dati mese per mese, illustra meglio come le assunzioni procedano di pari passo con il salto dei contagi, un picco di contratti di è registrato nel 2020 nel mese di marzo con le prime e più dure restrizioni e, poi ad ottobre e novembre sempre del 2020 per un duplice motivo, l’entrata in vigore della legge sulla riemersione di badanti e colf con la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, e i nuovi lockdown scattati tra di ottobre e novembre.
Se nel 2019 il saldo non aveva mai superato quota 12 mila, calcola l’indagine di Domina, andando anche in negativo nei mesi estivi con un aggravio di cessazioni che attivazioni, nel 2020 le assunzioni hanno sfiorato le 30 mila unità al mese. In particolare per Domina, quei picchi sono dovuti ad aumenti di assunzioni (intorno a quota 60 mila), presumibilmente riconducibili alla regolarizzazione di lavoratori domestici, altrimenti impossibilitati a proseguire l’attività a causa delle misure restrittive. Questo andamento di assunzioni e cessazioni porta ad avere saldi positivi in tutte le regioni, con alcune particolarità.
Le assunzioni sono cresciute soprattutto nelle regioni del sud, infatti sono quasi raddoppiate in Basilicata e Puglia, mentre in Campania sono cresciute del 66%. Presumibilmente per una sorta di “regolarizzazione gestita dal basso” dalle famiglie datori di lavoro. Per quel che riguarda le cessazioni anche in questo caso i valori maggiori si registrano nelle regioni con più lavoratori domestici la Lombardia e il
Interessante nella analisi di Domina come si siano modificate le assunzioni e mansioni. Se a cavallo tra il 2019 e il 2020 per tipologia di rapporto, l’indagine di Domina accende l’attenzione su come il saldo assunzioni-cessazioni nel 2019 fosse trainato dalla componente “badante” per oltre il 77%, mentre appena un anno dopo, nel 2020 il rapporto si è capovolto, con le colf a pesare per oltre il 64%. Per comprendere il cambio bisogna risalire alle forme contrattuali, la badante che deve svolgere ruoli più impegnativi nella assistenza diretta di persone anziane e spesso non autosufficienti, lavora anche un numero di ore più concentrate, mentre la colf ha un maggior numero di ore e rappresenta una figura più stabile per una famiglia datore di lavoro. Restrizioni e pandemia sono state l’occasione per le famiglie di avere un maggiore aiuto, con la figura della colf le famiglie possono avere la certezza della presenza del lavoratore. Ma a determinare le assunzioni anche le forme contrattuali meno onerose.