Ci sono momenti in cui la geografia torna a essere potere. È quello che accade tra Golfo Persico e Mar Rosso, dove Hormuz e Bab el-Mandeb stanno trasformando la sicurezza delle rotte in una variabile decisiva della crisi internazionale. Non sono due crisi separate. Sono due punti della stessa linea strategica: da Hormuz passa una quota decisiva dell’energia mondiale; attraverso Bab el-Mandeb passa la rotta che collega Oceano Indiano, Mar Rosso, Suez e Mediterraneo. Quando quella linea diventa troppo rischiosa, lo shock arriva in Europa. Non è soltanto Hormuz a essere sotto pressione. È il sistema delle alternative a essere vulnerabile.
Hormuz, dove l’energia diventa potere
Hormuz è uno dei grandi chokepoint dell’economia mondiale. Nel 2024 vi sono passati circa 20 milioni di barili al giorno, quasi un quinto dei consumi mondiali di petrolio. Il 15 settembre i transiti commerciali sono scesi a quattro navi con merci, contro circa 125 al giorno prima della guerra; Bab el-Mandeb è sceso da 28 a 21. Il rischio entra nei noli, nelle assicurazioni, nei tempi di consegna e nel prezzo dell’energia. L’Iran ha inoltre inserito 77 navi in un elenco di unità accusate di violare i suoi protocolli.
Il paradosso delle alternative
L’Arabia Saudita dispone della East-West Pipeline per aggirare Hormuz, ma anche questa infrastruttura è stata colpita. Il Brent è tornato sopra i 108 dollari al barile. Una delle principali valvole di sicurezza del sistema energetico regionale è così diventata vulnerabile. Più diventa necessario aggirare Hormuz, più diventano preziose, e vulnerabili, le alternative. La crisi riguarda quindi l’intera architettura energetica.
Bab el-Mandeb, l’altro interruttore
Nel Mar Rosso la minaccia è diversa: Hormuz è l’interruttore dell’energia, Bab el-Mandeb quello della navigazione. L’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen ha modificato la geografia della minaccia. Gli Houthi sono arrivati a Dhubab e Perim e hanno conquistato le isole Hanish, rafforzando la loro posizione sulla rotta. Non serve dichiarare chiuso Bab el-Mandeb: basta aumentare il rischio. Gli attacchi Houthi hanno già spinto molte compagnie verso il Capo di Buona Speranza, con più miglia, carburante e tempi. La geopolitica entra così nella logistica.
Suez, il punto in cui la crisi arriva in Europa
Hormuz e Bab el-Mandeb sono i due estremi di una stessa direttrice. Suez è il punto in cui essa entra nell’economia europea. Il Canale collega Asia ed Europa evitando l’Africa e riduce tempi e costi del trasporto marittimo. Per questo Maersk e Hapag-Lloyd riportano alcuni servizi container attraverso Suez: l’economia cerca la via più breve mentre la sicurezza resta sotto pressione. È la contraddizione centrale: l’economia ha bisogno di Suez, ma Suez dipende dalla sicurezza di Bab el-Mandeb. Con Bab sotto pressione e Hormuz quasi paralizzato, l’intero corridoio Asia-Medio Oriente-Europa diventa strategico.
L’Europa non è spettatrice
Qui la crisi smette di essere regionale. Nel 2024 il trasporto marittimo ha rappresentato il 51,3% del valore delle importazioni dell’UE dai Paesi extraeuropei e il 43,6% delle esportazioni. Una crisi degli stretti significa inflazione, noli più alti, energia più cara e approvvigionamenti vulnerabili. L’Europa può essere lontana geograficamente, non economicamente. L’UE ha EUNAVFOR ASPIDES, missione navale che protegge la navigazione commerciale e la libertà di movimento. La presenza europea dimostra che la sicurezza dell’Unione passa anche dalla protezione di rotte lontane.
L’Italia è nel punto di incontro
Per l’Italia è ancora più diretto. Paese mediterraneo e manifatturiero, non può considerare Hormuz e Bab el-Mandeb una crisi lontana. La sicurezza delle rotte è sicurezza economica nazionale. Roma contribuisce ad ASPIDES con una presenza navale importante. La Farnesina ha ribadito che Hormuz e Bab el-Mandeb sono arterie vitali del commercio mondiale e che ciò che accade in quelle acque arriva rapidamente ai porti, alle imprese e alle economie italiane. Il Mediterraneo non è soltanto il confine meridionale dell’Europa. È il punto di arrivo della catena che parte dall’Asia, attraversa il Medio Oriente, passa per il Mar Rosso, Suez e ormai arriva ai porti europei.
La nuova geografia del potere
Oggi le distanze tornano a contare perché tornano a contare le rotte, e le rotte hanno colli di bottiglia. Hormuz può condizionare l’energia, Bab el-Mandeb la navigazione e Suez trasferire lo shock all’Europa. Le infrastrutture terrestri possono offrire alternative, ma anch’esse possono essere colpite. Le flotte possono proteggere i mercantili, ma non cancellare il rischio. È questa la nuova geografia del potere: non soltanto chi controlla un territorio, ma chi riesce a condizionare il movimento dell’energia e delle merci nei punti più vulnerabili del sistema globale. La partita si gioca da Teheran, Riyadh e Sana’a ai porti europei, nei bilanci delle imprese e nelle decisioni degli armatori. Hormuz mette in crisi l’energia. Bab el-Mandeb mette in crisi la navigazione. Suez trasmette lo shock all’Europa. E l’Italia si trova esattamente nel punto in cui questa crisi diventa economia, sicurezza e politica estera. Non sono due crisi separate. Sono due interruttori della stessa economia mondiale. La sfida per l’Europa è tenere aperte le rotte e costruire una strategia propria per difenderle. Perché chi controlla le arterie del commercio non controlla soltanto il traffico delle merci: condiziona il potere.





