Il primo ministro Péter Magyar ha annunciato che il suo governo modificherà la legge del 2020 che, sotto l’esecutivo di Viktor Orbán, aveva di fatto bloccato l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche.
La norma, approvata dal partito Fidesz, imponeva che ogni richiesta di adozione da parte di single — spesso usata dalle coppie omosessuali per aggirare il divieto — fosse autorizzata dal ministro per gli affari familiari, trasformando un diritto in una decisione politica.
Magyar, che ha sconfitto Orbán in una storica vittoria elettorale ad aprile, ha definito il cambiamento “inequivocabile”. La riforma rappresenta uno dei segnali più forti della volontà del nuovo governo di ripristinare i diritti LGBTQ+, dopo anni di politiche restrittive.
L’era Orbán aveva introdotto il divieto di cambiare genere nei documenti, aveva bloccato l’adozione per le coppie dello stesso sesso e aveva vietato nelle scuole materiali considerati “promozione dell’omosessualità o della transizione di genere”. Queste misure hanno avuto un impatto traumatico sulla comunità LGBTQ+ ungherese e hanno portato a un duro scontro con Bruxelles.
Ad aprile, poco prima delle elezioni, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che le norme ungheresi che limitano l’accesso ai contenuti LGBTQ+ violano il diritto europeo perché stigmatizzano e marginalizzano gay e persone trans. L’Ungheria non ha mai riconosciuto il matrimonio egualitario, ma mantiene le unioni civili, introdotte nel 2009.
La modifica della legge sulle adozioni segna comunque un passo significativo verso una maggiore tutela delle famiglie arcobaleno. Magyar ha sottolineato che la priorità è “ricostruire la fiducia” e riportare il Paese in linea con gli standard europei sui diritti fondamentali.
La sua agenda rappresenta una rottura netta con la narrativa di Orbán, che per anni si è presentato come difensore dei “valori cristiani” contro il liberalismo occidentale. La riforma potrebbe aprire un nuovo capitolo nei rapporti tra Budapest e l’UE, dopo anni di tensioni su stato di diritto, media, giustizia e diritti civili. Per la comunità LGBTQ+ ungherese, è un segnale atteso da tempo: la promessa che la politica non deciderà più chi può essere genitore.





