Un nuovo studio ha riacceso il dibattito più antico del mondo: quello tra scienza e creazione divina. Secondo una simulazione condotta da ricercatori del Southwest Research Institute e dell’Università dell’Arizona, la Luna potrebbe essersi formata in appena cinque ore dopo l’impatto tra la Terra e un pianeta delle dimensioni di Marte, chiamato Theia, avvenuto circa 4,5 miliardi di anni fa. Un tempo infinitesimale, se confrontato con le teorie precedenti che parlavano di anni o secoli di coalescenza dei detriti.
Gli scienziati hanno inserito nei modelli la temperatura e la resistenza dei materiali interni dei due pianeti, scoprendo che il disco di frammenti si sarebbe compattato quasi istantaneamente, dando origine a un satellite già intatto e orbitante.
La ricerca, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, ha scosso le certezze della comunità scientifica, ma ha anche acceso un entusiasmo inatteso fuori dai laboratori. Sui social, molti hanno visto in quei «cinque ore» un’eco del Libro della Genesi. Alcuni utenti hanno citato il passo in cui Dio «pose due luci nel cielo» — il sole e la luna — nel quarto giorno della creazione. «È come se la Bibbia lo avesse anticipato,» ha scritto qualcuno, mentre altri hanno richiamato il celebre «Fiat lux» del primo giorno. Per loro, la rapidità della nascita lunare sarebbe una conferma simbolica del tempo divino, non umano: un istante eterno, un gesto cosmico che unisce fede e materia.
Gli autori dello studio, tuttavia, precisano che la simulazione è puramente fisica e non ha alcun legame con la teologia. La scienza non intende «provare» la Genesi, ma esplorare le leggi che governano la materia. Eppure, il fascino di questa coincidenza resta irresistibile: in un universo dove tutto nasce da collisioni e caos, l’idea che la Luna sia sorta in poche ore — come un lampo di luce nel buio — continua a far pensare che, forse, la poesia della creazione non appartiene solo alla fede, ma anche alla curiosità umana che cerca, da sempre, di capire come il cielo si è acceso.





