Diciassette morti e 44 feriti. È il bilancio dell’attacco sferrato ieri dalla Russia contro Kiev e la regione circostante, uno dei più pesanti delle ultime settimane. Secondo le autorità ucraine, Mosca ha impiegato 24 missili balistici, quattro missili antinave e 115 droni. Le difese di Kiev hanno abbattuto 98 velivoli senza pilota, ma non sono riuscite a intercettare nessuno dei missili balistici. Le esplosioni hanno interessato almeno sette aree della capitale e colpito abitazioni, magazzini, infrastrutture logistiche e una stazione ferroviaria nel distretto di Brovary.
I soccorritori hanno recuperato alcuni corpi sulla banchina, mentre il traffico ferroviario è stato sospeso e passeggeri e dipendenti evacuati. Incendi sono divampati anche in depositi industriali, con la fuoriuscita di ammoniaca da uno stabilimento. “Gli intercettori avrebbero potuto salvare le persone uccise”, ha denunciato Volodymyr Zelensky, collegando direttamente l’aumento delle vittime alla carenza di sistemi antiaerei. “I ritardi nelle forniture o la riluttanza a fornirle portano a perdite umane e distruzioni terribili”, ha aggiunto il presidente ucraino.
Trump, niente Patriot
Secondo il Financial Times, Donald Trump avrebbe respinto durante l’incontro della scorsa settimana alla Casa Bianca la richiesta di Zelensky di ottenere centinaia di nuovi intercettori Patriot. Il presidente statunitense avrebbe spiegato che le scorte servono agli Stati Uniti per proteggere i propri interessi in Medio Oriente e nel Golfo Persico durante il conflitto con l’Iran. Washington non ha ancora autorizzato neppure la produzione dei missili statunitensi direttamente in Ucraina.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato “con la massima fermezza” il bombardamento russo: “Colpire i civili e le aree urbane con missili balistici e droni rappresenta una grave violazione del diritto internazionale ed è inaccettabile”. Il vicepremier ha ribadito il sostegno italiano a Kiev e l’impegno per “una pace giusta e duratura”.
Drone esplosivo a Lipsia
L’allarme si è esteso alla Germania. All’aeroporto di Lipsia-Halle, importante snodo europeo del trasporto merci e delle forniture dirette in Ucraina, un dipendente ha trovato in un’area riservata un drone a pochi metri da un aereo cargo Antonov ucraino. Sul velivolo erano fissati materiale esplosivo e un detonatore, che non ha funzionato: gli artificieri della polizia federale lo hanno neutralizzato con l’impiego di un robot. Nelle stesse ore un cargo Dhl, costretto a interrompere l’atterraggio per la chiusura dello scalo, ha urtato a circa 400 metri di quota un oggetto non identificato.
L’aereo, lievemente danneggiato nella parte anteriore, è poi atterrato in sicurezza ad Hannover. La procura generale di Dresda e le strutture antiterrorismo hanno assunto la direzione delle indagini, mentre il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha convocato i vertici dei servizi di sicurezza. Non è ancora accertato che i due episodi siano collegati e le autorità tedesche non hanno attribuito responsabilità né confermato che l’oggetto urtato dal cargo fosse un secondo drone.
Attentato al produttore dei droni russi
La guerra è tornata a colpire anche nel territorio russo. Vladimir Tkachuk, amministratore delegato della Uraldronzavod, è rimasto gravemente ferito nell’esplosione della sua automobile a Bolshoy Istok, nei pressi di Ekaterinburg. Il dirigente è ricoverato in terapia intensiva; nell’attentato è morto il suo autista.
L’azienda produce gli Upyr, droni kamikaze Fpv a basso costo impiegati dalle truppe russe sul fronte ucraino. Le autorità non hanno indicato né il movente né i responsabili. Intanto Kiev ha colpito con droni la regione russa di Tula: un incendio ha investito un centro logistico del gruppo Wildberries e una persona è rimasta ferita. Il governatore Dmitry Milyaev ha sostenuto che le difese russe hanno abbattuto 107 velivoli, mentre danni sono stati segnalati in due impianti industriali e in altrettanti edifici residenziali.





