Il presidente russo Vladimir Putin ha annullato la tradizionale parata per la Giornata della Marina, temendo possibili attacchi ucraini durante l’evento che avrebbe dovuto vedere circa 200 navi da guerra sfilare lungo il fiume Neva, a San Pietroburgo. Al posto della cerimonia pubblica, il leader russo ha optato per un incontro televisivo con il personale della Marina, durante il quale ha alternato toni difensivi a dichiarazioni dal forte contenuto politico e storico. Nel colloquio, Putin ha affermato che l’Ucraina “prima o poi si disgregherà”, mantenendo una integrità territoriale garantita esclusivamente dalla Russia, nonostante l’invasione del 2022 e le annessioni dichiarate unilateralmente da Mosca.
Il presidente ha affermato che le regioni occidentali dell’Ucraina sarebbero “un dono di Stalin” e che “prima o poi” torneranno a Ungheria, Romania e Polonia. Una previsione che Putin ha definito inevitabile, pur ammettendo che ciò potrebbe richiedere diversi anni. Le sue parole hanno colpito per il tono insolito: il leader russo, solitamente attento a evitare critiche dirette ai simboli sovietici, ha lasciato trapelare una sorta di vendetta postuma nei confronti di Josef Stalin, accusandolo implicitamente di aver ridisegnato i confini in modo errato. L’annullamento della parata rappresenta un segnale della crescente vulnerabilità percepita da Mosca.
Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi a lungo raggio contro obiettivi militari russi, inclusi porti, basi navali e infrastrutture strategiche. La decisione di Putin di evitare un grande evento pubblico riflette il timore che Kiev possa colpire simboli militari di alto profilo. Il discorso televisivo, invece, ha offerto al presidente l’occasione di ribadire la narrativa del Cremlino sulla guerra, presentando la Russia come vittima di ingiustizie storiche e l’Ucraina come un’entità destinata a dissolversi.





