Se i piani per lanciare oltre un milione di satelliti‑data center e decine di migliaia di specchi orbitanti dovessero concretizzarsi, il cielo notturno potrebbe trasformarsi in qualcosa di mai visto: una fascia luminosa artificiale, un “anello di Saturno” che attraverserebbe l’orizzonte per ore dopo il tramonto e prima dell’alba, più brillante di qualsiasi stella, pianeta e persino della luna piena.
Secondo Hugh Lewis, professore di astronautica all’Università di Birmingham, l’unico modo per ospitare un numero così enorme di costellazioni è sovrapporle lungo la linea del terminatore, il confine tra giorno e notte. Tutti i satelliti si troverebbero sullo stesso piano orbitale, passando sopra i poli e rimanendo costantemente illuminati dal Sole. “L’impatto sul cielo notturno sarebbe catastrofico”, ha dichiarato Lewis.
L’idea, che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza, è diventata concreta dopo l’esplosione della corsa ai data center orbitali. SpaceX, Starcloud, Cowboy Space, Orbital, Blue Origin e altre aziende hanno richiesto alla FCC licenze per lanciare complessivamente oltre un milione di satelliti. Anche la Cina ha annunciato piani per una rete di data center spaziali entro cinque anni. A questi progetti si aggiunge Reflect Orbital, che vuole lanciare 50.000 specchi orbitanti per riflettere la luce solare verso le centrali solari terrestri dopo il tramonto.
Il 10 luglio, la FCC ha autorizzato il primo prototipo: Eärendil‑1, un satellite dimostrativo di 18 x 18 metri, previsto al lancio entro fine anno. Lewis spiega che sia i data center sia gli specchi devono trovarsi in orbite che garantiscano 24 ore di luce solare, seguendo la linea dell’alba e del tramonto. Non si tratta di una megacostellazione distribuita come Starlink, ma di una fascia concentrata, visibile ovunque sulla Terra.





