Dalla remota Andøya, nel circolo polare artico norvegese, è partita la rivoluzione spaziale europea. La startup tedesca Isar Aerospace ha portato in orbita il suo razzo Spectrum, primo vettore commerciale a raggiungere lo spazio dal continente europeo. Un successo che segna il risveglio dell’industria spaziale del Vecchio Continente, decisa a non dipendere più dai lanci americani o asiatici.
Il fondatore Daniel Metzler ha definito il lancio “la fine del più grande collo di bottiglia del settore”: la capacità di mettere in orbita satelliti. Isar, sostenuta da capitali privati e fondi dell’ESA, ha già cinque nuovi razzi in produzione e punta a quaranta lanci l’anno entro il 2030. La società, con base in Baviera, prepara anche un secondo sito in Nova Scotia, Canada, per consolidare la propria rete globale.
Il successo arriva dopo un fallimento spettacolare: il primo razzo, 18 mesi fa, era esploso poco dopo il decollo. Stavolta, invece, Spectrum ha portato in orbita cinque piccoli satelliti e un esperimento tecnologico, aprendo la strada a una nuova generazione di lanciatori europei per payload medio‑piccoli.
Il cancelliere Friedrich Merz ha salutato l’impresa come “l’inizio di una nuova era”, simbolo di un’Europa che cerca autonomia strategica in tempi turbolenti. Anche la commissaria UE Andrius Kubilius ha celebrato su X: “L’accesso indipendente allo spazio europeo ha appena ricevuto una spinta decisiva”. In un mercato dominato da SpaceX e ArianeGroup, la Germania si ritaglia ora un ruolo da protagonista. Con la concorrenza di Svezia e Regno Unito, il Nord Europa diventa il nuovo polo dei lanci spaziali. E mentre il mondo si riorganizza sotto la pressione geopolitica americana, il razzo bavarese che ha solcato il cielo artico rappresenta più di un trionfo tecnologico: è il segnale che l’Europa vuole tornare a contare anche tra le stelle.





