La Germania si prepara a una svolta significativa nella gestione dei giorni di malattia. Il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha annunciato una riforma che richiederà ai lavoratori di presentare un certificato medico fin dal primo giorno di assenza, abolendo le comunicazioni telefoniche. Una misura che segna un cambio di passo per un Paese noto per le sue politiche a favore dei dipendenti. Merz, che da mesi denuncia l’aumento delle assenze per malattia, ha definito la riforma “necessaria per sostenere l’economia tedesca”.
Finora, i lavoratori tedeschi potevano usufruire di sei settimane di congedo retribuito per ogni episodio di malattia, con il conteggio che ripartiva in caso di una nuova diagnosi. A questo si aggiungevano le sei settimane di ferie annuali, un pacchetto che molti osservatori consideravano tra i più generosi d’Europa. La nuova normativa arriva in un contesto economico complesso: la Germania fatica a recuperare slancio dopo la pandemia, mentre le guerre in Ucraina e in Iran hanno aggravato le pressioni su industria e commercio. Secondo un sondaggio del quotidiano Bild, i lavoratori tedeschi avrebbero preso in media 14,8 giorni di malattia all’anno, circa il doppio rispetto ai dipendenti del settore privato statunitense.
Ma la stretta non convince tutti. Markus Blumenthal‑Beier, presidente dell’Associazione tedesca dei medici di base, ha avvertito che l’obbligo del certificato dal primo giorno potrebbe provocare un sovraccarico “catastrofico” del sistema sanitario, già sotto pressione. Le visite mediche necessarie per certificare ogni assenza rischiano infatti di congestionare ambulatori e cliniche. La riforma sui giorni di malattia si inserisce in un pacchetto più ampio che include l’innalzamento graduale dell’età pensionabile da 65 a 67 anni e nuove forme di flessibilità per l’assunzione di lavoratori a breve termine. Misure che, secondo Merz, sono indispensabili per rilanciare la competitività del Paese.





