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Rossi: “La Rai non è Telemeloni”. E sulla presidenza: “Un errore bocciare Agnes”

Rossi: “La Rai non è Telemeloni”. E sulla presidenza: “Un errore bocciare Agnes”

Alla presentazione dei palinsesti l’Ad replica alle accuse dell’opposizione sul pluralismo, difende il servizio pubblico, apre a un ritorno di Amadeus e respinge l’ipotesi di interventi censori sul caso Monteleone
sabato, 4 Luglio 2026
2 minuti di lettura

La presentazione dei palinsesti Rai 2026-2027 si è trasformata nella giornata di ieri in un confronto sul presente e sul futuro del servizio pubblico. Sullo sfondo restano le tensioni politiche che oramai da mesi accompagnano viale Mazzini, dalla mancata elezione del presidente della Rai alle dimissioni dei componenti dell’opposizione dalla Commissione parlamentare di Vigilanza, fino alle polemichesul pluralismo dell’informazione.

Ed è proprio su questo ultimo tema che l’Amministratore delegato Giampaolo Rossi ha scelto di rispondere punto per punto alle critiche e ha respinto con decisione l’immagine di una Rai condizionata dalla maggioranza di Governo per rilanciare il percorso intrapreso dall’azienda L’espressione “Telemeloni”, utilizzata più volte dalle opposizioni per descrivere la televisione pubblica dell’era del Centrodestra, è stata liquidata da Rossi come “un marchio che funziona perché è una straordinaria operazione di marketing”.

Una definizione che, secondo l’Ad, non fotografa il lavoro svolto negli ultimi anni. Al contrario ha rivendicato una Rai “plurale”, capace di rappresentare sensibilità differenti e di aprire spazi di confronto che in passato non avrebbero trovato cittadinanza. Un percorso che, ha aggiunto, ha puntato anche sulla qualità dei prodotti e sulla ricerca di un pubblico sempre più distante dalla televisione generalista.

Per Rossi il dibattito sulla presunta “Telemeloni” rischia di oscurare la questione centrale, cioè la trasformazione del sistema televisivo. Il cambiamento delle modalità di fruizione, l’affermazione delle piattaforme digitali e la frammentazione degli ascolti pongono interrogativi sul ruolo del servizio pubblico. È su questo terreno, per l’Ad, che dovrebbe concentrarsi il confronto politico: quale funzione deve svolgere una televisione finanziata dai cittadini e quali strumenti servono per garantirne il futuro.

Presa di distanza

La replica è arrivata anche alle accuse formulate dall’opposizione dopo le dimissioni dei suoi rappresentanti dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. I commissari avevano parlato di un progressivo declino dell’offerta editoriale e di una perdita della missione del servizio pubblico. Rossi ha preso le distanze da questa lettura e indica nei nuovi palinsesti la risposta più efficace alle contestazioni.

A suo giudizio, l’offerta presentata dimostra la capacità dell’azienda di mantenere un’identità editoriale ampia e competitiva. Tra i passaggi politicamente più significativi figura quello dedicato alla mancata elezione di Simona Agnes alla presidenza della Rai.

Pur precisando di esprimersi a titolo personale e non come Amministratore delegato, Rossi ha definito “un errore” la scelta del Parlamento di non votarne la nomina. Agnes, per Rossi, avrebbe rappresentato una figura di garanzia per l’azienda e la sua elezione sarebbe risultata coerente con il lavoro svolto dal Consiglio di amministrazione.

Un organismo che, ha ricordato, riunisce sensibilità e competenze differenti ma che, sulle decisioni considerate strategiche, ha sempre espresso posizioni condivise. Per Rossi la Rai continua a rappresentare un presidio di pluralismo, democrazia e coesione sociale, oltre a contribuire alla costruzione dell’immaginario collettivo del Paese.

Nel corso dell’incontro è emerso anche il tema dei volti simbolo della televisione pubblica. Alla domanda su un possibile ritorno di Amadeus, dopo la conclusione del rapporto con Discovery, Rossi ha evitato chiusure. La Rai, per lui, resta un’azienda aperta ai professionisti che intendano presentare un progetto editoriale convincente. L’uscita di un talento può lasciare rammarico, ma non interrompe il rapporto con l’azienda.

A sostegno della sua tesi richiama il precedente di Pippo Baudo, rientrato a viale Mazzini dopo un periodo lontano dalla Rai. Allo stesso tempo ha ricordato dicome la televisione pubblica disponga oggi di conduttori che hanno raccolto l’eredità di Amadeus, come Carlo Conti e Stefano De Martino.

Caso Monteleone

L’Amministratore delegato ha affrontato infine il caso del giornalista Antonino Monteleone, finito al centro delle polemiche per un post pubblicato sui social sui gazawi. Rossi ha chiarito che non è stato disposto alcun richiamo ufficiale. Pur ricordando l’obbligo per tutti i dipendenti di rispettare il codice etico aziendale, ha distinto il piano professionale da quello personale. Ai giornalisti, ha spiegato, si può chiedere senso di responsabilità e misura, ma non un controllo preventivo delle opinioni espresse sui profili privati.

L’idea di una Rai chiamata a esercitare un ruolo censorio, ha concluso, non appartiene alla sua visione del servizio pubblico, perché la libertà di espressione resta un valore da preservare anche quando il confronto riguarda temi che dividono l’opinione pubblica.

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