Ieri, nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno celebratol’‘Independence Day’, Leone XIV ha scelto Lampedusa per uno dei viaggi più simbolici del suo pontificato. Non una visita soltanto pastorale, ma un passaggio nei luoghi che da anni raccontano la frontiera più esposta del Mediterraneo: il cimitero, la Porta d’Europa, il Molo Favaloro, il campo sportivo dove lo hanno atteso migliaia di fedeli. Da qui, dall’isola delle Pelagie, il Pontefice ha lanciato all’Unione europea un appello diretto: la crisi migratoria non può restare dentro la logica dell’emergenza, ma richiede politiche condivise, soccorso, protezione, integrazione e sviluppo. Il Papa è arrivato a Lampedusa pochi minuti prima delle 9. Ad accoglierlo l’Arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il Prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo, il Sindaco Filippo Mannino e il Presidente del ‘Libero consorzio comunale’ di Agrigento Giuseppe Pendolino. Poi il Santo Padre ha raggiuntosubito il cimitero, primo leader mondiale a fermarsi in quel luogo dove riposano anche migranti morti in mare senza nome: qui ha deposto una corona di fiori ed è restato per alcuni minuti in preghiera. Tra le sepolture c’è anche quella del piccolo Youssef Ali Kanneh, l’unica con una fotografia.
Il secondo passaggio è stato alla Porta d’Europa, il monumento rivolto verso la Libia, all’estremo promontorio sud-orientale dell’isola, in località Cavallo Bianco. L’opera ricorda i migranti dispersi nel Mediterraneo. Qui il Vescovo di Roma ha incontratouna famiglia di migranti, si è avvicinato al monumento, si è appoggiato alla porta e ha guardato il mare. Poi l’ha attraversato, è sceso lungo la scogliera, si è rivolto verso l’altra sponda del Mediterraneo ed è salito fino ai frangiflutti. Una folata di vento gli ha porato via la papalina, immagine destinata a restare nella memoria della giornata.
Continuità con Bergoglio
Al Molo Favaloro, l’approdo dei barconi, il viaggio ha assuntoanche il segno della continuità con Francesco. Proprio lì, tredici anni fa, Bergoglio compì il suo primo viaggio apostolico. Prevostha scoperto e benedetto la targa che intitola il luogo al predecessore: ‘Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza e umanità. Papa Leone XIV e le comunità delle Pelagie posero. Lampedusa, IV luglio 2026’. Davanti a Sua Santità cittadini, fedeli e una ventina di migranti ospitati nell’hotspot di Contrada Imbriacola, provenienti da Eritrea, Yemen, Siria, Algeria e altri Paesi: “Siamo davvero molto felici e molto emozionati di essere qui oggi e di incontrare il Papa. Non avremmo mai immaginato di poterlo vedere”, hanno detto alcuni di loro. Tra i presenti anche una madre con il suo bambino, arrivati da poco sull’isola. Il cuore della visita è stata la messa al campo sportivo, davanti a circa diecimila persone. Tra i fedeli anche Claudio Baglioni, da anni legato a Lampedusa, che prima di lasciare l’isola ha salutatoLeone nel Palazzo comunale. Il Papa ha quindi preso la parola e spiegato il senso della sua presenza: “Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia”. Poi l’aggiunta: “Oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.
Nell’omelia, Lampedusa è diventato il luogo da cui leggere il dramma delle migrazioni e le responsabilità di chi governa. Il Pontefice ha richiamato la parabola del buon Samaritano e ha paragonato Lampedusa e Linosa alla strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico: “Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti”. Poi ha ricordato chi non è arrivato: “Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano”.
Le scelte mancate
Il passaggio più duro ha riguardato le scelte mancate: “L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere”, le sue parole Per il Santo Padre i morti nel Mediterraneo sono vittime “sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”. Il disinteresse per il bene comune, la corruzione nei Paesi di origine, un sistema economico che produce povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi, i calcoli di chi guadagna sul dramma altrui e la fatica nel passare dall’emergenza a politiche organiche compongono, nelle sue parole, la nuova forma del “passare oltre”.Da Lampedusa il Papa ha rivolto poi lo sguardo all’Europa: “Da questo estremo lembo d’Europa nel mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. Per Prevost l’Unione ha “un potenziale unico”, nato dalla sua storia e dalla sua cultura, e per questo porta anche “una pari responsabilità”. La risposta, ha aggiunto, deve unire primo soccorso e strategia di lungo periodo, con la capacità di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e di lavorare allo sviluppo, “così che nessuno sia costretto a emigrare”.
Il Pontefice ha ringraziato poi Lampedusa per la prossimità dimostrata negli anni. Ha citato i volontari, le associazioni del ‘Forum Lampedusa solidale’, le istituzioni civili, la Guardia costiera, i sindaci, le amministrazioni, i diaconi, i sacerdoti, le religiose, i medici, gli psicologi, gli educatori, le forze di sicurezza e quanti hanno scelto di aiutare: ““Tra voi è l’amore a essersi organizzato”. Ha salutato anche i migranti presenti: nel loro viaggio, ha ricordato, molte volte “i poveri aiutano i più poveri”.
Accoglienza e turismo
Infine il Papa ha affrontato il rapporto tra accoglienza e turismo. Lampedusa, ha osservato, può sentire minacciata la propria vocazione turistica dalle rotte migratorie e rischiare di costruire “un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”. Ma su questo punto Prevost ha invitato l’isola a “pensare diversamente”: chi arriva per riposare può diventare più umano se incontra la carità di questa terra e ciò che il mare le ha insegnato. Perché, la sua conlcusione, “c’è autentico riposo dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna”.





